Pfas in Veneto, rapporto Regione: «62% adesioni a screening»

La Direzione Prevenzione, Sicurezza alimentare, Veterinaria ha pubblicato il decimo Rapporto sul Piano di Sorveglianza Sanitaria sulla popolazione esposta all’inquinamento da sostanze perfluoro alchiliche (Pfas), che la Regione del Veneto, tramite le aziende sociosanitarie dell’area interessata, offre gratuitamente agli abitanti delle aree inquinate da tali sostanze. I dati pubblicati sono aggiornati al 5 giugno 2019. Lo studio riporta che, alla data citata, sono oltre 51400 le persone invitate a partecipare allo screening, comprese quelle residenti nei nuovi Comuni inseriti nel Piano di sorveglianza con la specifica delibera della giunta regionale dello scorso anno (DGR 691/2018), in fase di allineamento con gli altri Comuni. L’adesione al programma è complessivamente di circa il 62%.

Il territorio interessato dal piano è suddiviso in Area Rossa “A” e Area Rossa “B”, a seconda dell’intensità dell’inquinamento rilevato. L’Area Rossa A comprende i Comuni serviti da acquedotti inquinati prima dell’applicazione dei filtri e localizzati sopra il plume di contaminazione della falda sotterranea, suddivisi tra le province di Vicenza, Verona e Padova. Si tratta di Alonte, Asigliano, Brendola, Cologna Veneta, Lonigo, Montagnana, Noventa Vicentina, Pojana Maggiore, Pressana, Roveredo di Guà, Sarego, Zimella e Orgiano.

L’Area Rossa B comprende i Comuni serviti da acquedotti inquinati prima dell’applicazione dei filtri, ma esterni al plume di contaminazione della falda sotterranea. Si tratta di Albaredo d’Adige, Arcole, Bevilacqua, Bonavigo, Boschi Sant’Anna, Legnago, Minerbe, Terrazzo, Veronella, Agugliaro (interessato in parte), Borgo Veneto (interessato in parte), Casale di Scodosia (interessato in parte), Lozzo Atestino (interessato in parte), Megliadino San Vitale (interessato in parte), Merlara (interessato in parte), Urbana e Val Liona (interessato in parte). Il protocollo di sorveglianza include un’intervista per individuare abitudini di vita non salutari e fornire informazioni e consigli su come proteggere la propria salute; la misurazione della pressione; esami del sangue e delle urine per valutare lo stato di salute di fegato, reni e tiroide, e l’eventuale presenza di alterazioni del metabolismo dei grassi e degli zuccheri; il dosaggio di 12 sostanze Pfas nel siero; l’invio agli ambulatori di secondo livello per la presa in carico dei soggetti con valori alterati e Pfas nel sangue. Per quanto riguarda le fasce di età più giovani, sono in fase di chiamata i nati nel 2003-2004, i nuovi quattordicenni, inseriti in seconda fase nel piano di sorveglianza, mentre si è conclusa la proposta alle prime due coorti di soggetti in età pediatrica (nati nel 2008-2009) che ha registrato un’adesione poco al di sotto del 70%, coinvolgendo circa 1.500 ragazzini. Per quest’ultimi, come per gli adulti, sono principalmente tre i composti rilevati nel siero: Pfoa, Pfos e Pfhxs.

Le concentrazioni medie e mediane sono risultate inferiori a quelle registrate per gli adulti, anche se è bene precisare che la gradualità della chiamata ha comportato, per questi soggetti, un’esposizione ridotta a Pfas per un maggior tempo rispetto alla popolazione adulta e, soprattutto, la durata della residenza nell’Area Rossa è mediamente molto inferiore. Sulla base dei dati, non si evidenziano particolari differenze tra le due Aree (A e B) e non si notano differenze di concentrazione tra i sessi, fattore invece evidente tra gli adulti. Le donne in area rossa, infatti, presentano concentrazioni sieriche di Pfoa, Pfos e Pfhxs inferiori rispetto ai maschi con differenza statisticamente significativa per tutti e tre i tipi di Pfas Tale dato avvalora l’ipotesi che il flusso mestruale rappresenti una via di escrezione dei Pfas ei soggetti di sesso femminile in età fertile.

Sono, complessivamente, circa 4.900 le persone che hanno aderito al programma di secondo livello, ovvero ad un percorso di approfondimento proposto gratuitamente ai soggetti con valori bioumorali alterati e concentrazioni di Pfas nel sangue. Inoltre, a partire da marzo 2019, per le donne residenti nei Comuni dell’Area Rossa A, nate tra il 1989 e il 1998, che, in seguito agli esami di primo livello, presentavano concentrazioni sieriche di PFOA e/o PFOS superiori al valore di riferimento, sono state invitate dall’Azienda ULSS 8 Berica ad eseguire un’ecografia tiroidea offerta gratuitamente al fine di identificare eventuali patologie tiroidee. In base all’esito dell’esame, le utenti possono essere prese in carico e, se necessario, inserite in un percorso diagnostico-terapeutico specifico. Al 31 maggio 2019 sono state effettuate 100 ecografie con un’adesione all’invito da parte delle utenti pari all’83,3%.