Ragazzi “mammoni” più vecchi dei genitori, dov’è finita la ribellione?

La rivoluzione si fa uccidendo i padri. Ma in Italia la generazione dei “prof-letari” aspetta lo Stato. E politici e imprenditori non aiutano

Un fantasma minaccia l’Europa: il prof-letariato! Ai tempi di Marx il proletariato erano i poveri espulsi dalle campagne alla ricerca di un lavoro nelle fabbriche. La loro unica ricchezza era una prole numerosa che serviva a mantenere abbondante l’offerta di lavoro. Al contrario i prof-letari di oggi non hanno figli e credono di avere una professione, ma non riescono a esercitarla come speravano. Per questo sono doppiamente infelici: senza famiglia e senza lavoro. La disoccupazione giovanile è una piaga in tutto l’Occidente, con l’Italia in testa. Naturalmente si dà la colpa al governo, e a chi se no? Forse alla società, al sistema… In parte è anche così, ma anche no. Certo, se un politico vuole i voti di questa generazione, che oggi ha grosso modo tra i venticinque e i cinquant’anni, dichiara enfaticamente che possiede la soluzione per accontentarli tutti promettendo loro sostegno, aiuti, investimenti.

Questa generazione non aspetta altro che qualcuno li aiuti, piuttosto che gridare: “lasciateci liberi e fatevi da parte”. Purtroppo, sono viziati e non sanno immaginare un futuro autonomo e diverso da quello dei genitori. Sono figli vecchi di genitori giovani. I genitori sono cresciuti all’epoca del giovanilismo che rifiutava il vecchio e stravolgeva i valori, i lavori, gli stili di vita e confondeva le classi sociali. Il loro nonni erano contadini, i padri operai, loro impiegati. Pochi ripetevano l’attività del padre. Questi genitori giovani non si decidono a morire, nemmeno professionalmente, e non hanno alcuna intenzione di lasciare il campo.

Prima o poi succederà perché la natura fa il suo corso, ma intanto i loro figli, già nati vecchi di spirito, lo saranno diventati anche anagraficamente. La colpa della generazione dei prof-letari, che condividono con i genitori, sta nel fatto che non hanno mai contestato i padri, non li hanno metaforicamente “uccisi”. Tantomeno le madri iperprotettive le quali negli anni Novanta arrivarono a organizzarsi persino contro la leva militare obbligatoria imponendo che il servizio militare lo si facesse vicino a casa per poi abolirlo del tutto. Ma che vergogna per un ragazzo farsi rappresentare dalla mamma a vent’anni quando è il momento di prendere il volo!

Sento dire in televisione che le ragazze della nazionale di calcio hanno fatto “sacrifici” per potere emergere: hanno “dovuto” andare a giocare all’estero per potersi affermare … Sacrifici? Vogliamo scherzare? Un giovane che va a lavorare all’estero (non dico a “giocare”) non è l’emigrante con la valigia di cartone di un tempo, ma una persona fortunata e piena di iniziativa. Cambiare città dovrebbe essere visto come un successo non una tragedia per l’allontanamento da una vita di agi protetta da mamma e papà, soliti amici, solito bar. E anche l’emigrante di un tempo, sia pure mosso dalla necessità, aveva l’opportunità di aprirsi a mondi e modi nuovi.

Lasciare la casa, la mamma e la famiglia è un privilegio. Anzi, un dovere! Oggi, i prof-letari vorrebbero avere tutto quello che i loro genitori si sono guadagnati lottando per fare il contrario di quanto i nonni volevano imporre loro. Quando entrai nella squadra di atletica dei Carabinieri, e a diciannove anni percepivo già un regolare stipendio, i miei compagni ne mandavano la metà a casa per aiutare la famiglia. Oggi, i prof-letari vivono a carico dei genitori (talora anche dei nonni) fino a trent’anni e più. Per la prima volta nella storia coesistono quattro generazioni, due delle quali sono in pensione. Presto agli anziani toccherà pagare un’imposta patrimoniale che sarà un meritato castigo (quasi divino) per avere viziato i figli.

Ed è assurdo anche pensare che i prof-letari possano essere occupati in lavori manuali sgraditi ai ricchi (per eredità e rapine coloniali) occidentali: non li faranno mai perché non hanno convenienza. Per salvare la prossima generazione si dovranno svolgere i seguenti compiti: (a) gli imprenditori dovranno sapere investire nell’abbondante prof-letariato di oggi quali professionisti e tecnici aggiornati, anziché tentare di conservare un modello produttivo al tramonto; (b) la politica, incluso il sindacato, dovrà agevolare una nuova organizzazione del lavoro prendendo atto che il lavoro intellettuale abbondante non potrà essere remunerato secondo le vecchie aspettative, ma a cui è possibile dare comunque dignità, per esempio in termini di prestigio e qualche potere; (c) i ventenni escano di casa, contestino i genitori iperprotettivi e ormai impoveriti, non chiedano sempre aiuto allo Stato e alla mamma, ma propongano una vera rivoluzione prof-letaria sapendo che “la rivoluzione non è un pranzo di gala”.

Purtroppo, i loro genitori viziati non saranno in grado di difendersi. Non importa! I giovani nonni rendano il cambiamento giustamente difficile per non ripetere l’errore di aver viziato i loro (pochi) figli compiacendosi nella constatazione che essi somigliavano loro e a testa china obbedivano in cambio di elemosina. «L’obbedienza non (sempre) è una virtù» scriveva Don Milani.

(ph. BluSkyImage)