«Zeffirelli? Re degli ipocriti e “recchia”. Ma resta un genio»

«Se c’era una recchia, ma proprio una recchia, non un omosessuale (termine clinico che peraltro mi spiace), era lui». Quel lui è, o meglio era, Franco Zeffirelli, il mostro sacro del cinema scomparso sabato scorso. Il critico musicale e scrittore Paolo Isotta racconta sul Fatto Quotidiano il lato oscuro del grande cineasta. «Era un retore. Si fingeva cattolico, figuriamoci. Si fingeva un adepto di “Dio-Patria-Famiglia”. Figuriamoci. Ha fatto il parlamentare per Berlusconi, disprezzandolo». Zeffirelli, prosegue Isotta, «s’era costruito un’immagine perbenista», ma «si è fatto i più bei ragazzi italiani, dagli anni Cinquanta in poi, etero e omosessuali, preferibilmente etero, e sposati».

«Peccato sia stato tanto ipocrita. Inutilmente. In questo, vedo un tratto di schizofrenia». I critici cinematografici «lo considerano un Visconti dei poveri». Eppure, «Visconti era un velleitario, un viziato», che ha fatto «quasi solo cose ridicole, ridondanti, frutto di un ricco che si credeva Eisenstein e Stanislavskij». Zeffirelli invece non era così: «era un grandissimo talento. Era falso, era cattivo (e anche molto buono), era intelligente: anche se faceva il “cretino”. Tutte le parti negative scompaiono con la sua vita. Resta il genio». (r.a.)

(Ph. Imagoeconomica)

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