Corona: «CartaBianca? Non vedo l’ora che finisca»

«Non definitemi una star televisiva. Sono semplicemente un povero diavolo che ha combattuto la vita e che è capitato a CartaBianca (programma su Rai 3 di cui è ospite ogni martedì sera, ndr) per vanità. Ma non vedo l’ora che finisca. Non credo di perseverare in futuro». Sono queste le parole di Mauro Corona durante un’intervista rilasciata a Il Fatto Quotidiano. «Credevo che la Rai o comunque la televisione in generale, fosse l’osteria buona dell’Italia dove si potessero dire le cose con libertà. Invece scopro che bisogna essere molto politicamente corretti. Siccome io il collare non lo voglio, credo che l’esperienza si concluda qui. Ci sono ancora le ultime due puntate della stagione, poi basta», assicura lo scrittore.

«La verità è che i pagliacci che dicono la verità piacciono e fanno ascolto. In questa Italiota mediocre, calciofila e ferrarista, uno che finalmente si esprime come in osteria ma con educazione – finché non viene provocato – fa ascolti. Avevo la speranza di poter parlare della montagna ferita, della montagna che non ha lavoro, dei paesi che muoiono, dei problemi che ci sono quassù. Martedì ho chiesto alla Berlinguer di concedermi una domanda a Zingaretti e lei si è incazzata. Ma io i piedi in testa non me li faccio mettere da nessuno. Quando uno ha mangiato escrementi per sopravvivere poi non ha più paura di nessuno, chiaro?».

«Io mi sono rotto anche le palle di parlare di questi migranti in tutte le puntate. Accetterei di fare di nuovo Carta Bianca solo se mi venisse data la possibilità di poter parlare della terra estrema, dove si fa fatica ad arrivare a fine mese, dove i problemi sono all’ordine del giorno. Non tollero che mi si chiuda la bocca. Penso che la mia faccia abbia invaso anche troppo le cucine degli italiani. Ho quasi 69 anni e non ho voglia di perdere tempo. Quello che mi resta da vivere voglio passarlo sulle mie montagne a fare scalate, leggere libri e a volte scriverne qualcuno», conclude Corona. (a.mat.)

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