Mestre capitale d’Italia dell’eroina, la droga dell’angoscia diffusa

Una generazione malata di ansia cronica e paura del futuro. Mentre adulti e politica sono indifferenti. Se non addirittura infastiditi

Ieri sono stati arrestati gli ennesimi spacciatori di eroina a Mestre. Una non notizia ormai: Mestre-Marghera, con relativo hinterland, sono le capitali italiane dello spaccio di oppiacei, nonché di morte per overdose. Fra l’altro, l’overdose non è un indicatore affidabile sulla diffusione della sostanza: in un anno in Veneto le overdose sono state 11 fra gli under 25, ma la diffusione delle droghe pesanti è molto più vasta di quel che si potrebbe pensare.

Rispetto al recente passato sono cambiati due fattori: il prezzo dell’eroina e la modalità di consumo. Partiamo dal prezzo: un grammo a Mestre costa 5 euro. Fino a meno di 20 anni fa il prezzo era di 100 mila lire. Prima degli anni 2000, per essere tossicodipendenti servivano dai 3 ai 4 milioni di lire al mese, questo significava, per il tossico, iniziare la trafila di spaccio, rapine, ecc… che lo portava al carcere o alla comunità di recupero, isolandolo dal resto della società. Oggi, un ragazzino con 300-400 euro può mantenere la sua dipendenza senza essere intercettato dalle forze dell’ordine, dagli psicologi e dai professionisti del Sert. L’eroina è quindi diventata una droga da hard discount, ideale per una generazione i cui genitori sono falciati dalla crisi economica.

L’altro punto è la modalità di consumo: l’iniezione in vena è scarsamente praticata dai giovanissimi, che preferiscono sniffarla o fumarla, cosa che ne riduce gli effetti più evidenti sul fisico e quindi rende il giovane dipendente indistinguibile dagli altri. Dimenticatevi il classico zombie con pochi denti, i buchi su braccia e gambe e i vestiti presi alla Caritas: il profilo tipo del nuovo eroinomane è un ragazzo fra i 16 e i 25 anni, dal fisico asciutto, di classe media o medio-bassa, ben vestito, che i vecchi eroinomani zombie li evita come la peste. Lui è altro, è proprio perché è altro non lo vediamo. Non lo vediamo perché non vuole farsi vedere: se il consumo di hashish e marijuana per i giovanissimi è divenuto una sorta di status symbol, per cui nelle nostre città è frequente vederli mentre fumano alle stazioni dei bus, per strada o fuori dai locali, riprendendosi con il cellulare mentre lo fanno per poi postare il video su Instagram, il consumo di eroina avviene in luoghi isolati, in solitaria o in piccoli gruppi, e non viene ripreso dagli smartphone.

Lo stigma sociale sopravvive, ma si è spostato nel mondo dei social. Fin qui la cronaca, i nudi fatti come si diceva una volta, ma la vera domanda è: perché i giovani sono tornati all’eroina? Qui occorre allargare lo sguardo. La nuova generazione è attratta in generale dagli ansiolitici, dai calmanti, dagli anti-depressivi: l’eroina, fra questi tipi di sostante psicotrope, è la più conosciuta e una delle più forti, ma non è raro sia mixata insieme allo xanax, alla codeina, alla marijuana, all’hasish. Questo è un netto cambio di rotta rispetto alla generazione precedente, che invece dalle droghe cercava degli stimolanti all’azione, e quindi preferiva anfetamine, metanfetamine, cocaina, ecstasy.

Perché i giovanissimi diventano dipendenti dai calmanti? La loro malattia generazionale è l’ansia cronica, l’angoscia da prestazione, la paura di non avere futuro familiare e lavorativo. Sono la generazione dei cresciuti con un solo genitore, della crisi economica che ha lasciato padri e madri disoccupati o semi-occupati, della scuola/università che ammette candidamente di non poterli preparare per trovare un lavoro decente al conseguimento del diploma/laurea. E’ la generazione che diserta in massa le urne perché la politica è qualcosa che vive in un altro pianeta, non ha niente per loro e loro non capiscono cosa dovrebbero chiederle. Sono individualisti senza sapere di esserlo: per loro infatti non esiste una collettività, i problemi sono tutti personali, loro non devono nulla a nessuno e nessuno deve nulla a loro.

Partendo da questi presupposti, che una minoranza finisca nell’eroina mentre la maggioranza si accontenta di calmanti più blandi e socialmente più accettati, non è strano: se tutto il carico della crisi familiare, economica e comunitaria viene scaricato sul singolo, che questo cerchi aiuti chimici per sopportarne il peso è comprensibile. Molto meno comprensibile è l’indifferenza, se non il fastidio, con cui il problema viene liquidato dagli adulti ed eliminato dall’agenda politica: non c’è un solo partito che abbia nel programma una qualsiasi risposta ai loro problemi. Solo quando questi esplodono, come nel caso delle baby gang o delle overdose, ecco che all’improvviso gli adulti si svegliano e come soluzione universale pescano dal cilindro repressione&prevenzione… sarebbe ora qualcuno cominciasse a far notare che a forza di tamponare la diga con i cerotti, di acqua ne è rimasta poca e del cemento solo il ricordo.

(ph: shutterstock)