Il merito della Traviata di Zeffirelli in Arena? Non degli illustri ospiti

La magia di questa grande serata non faccia dimenticare la realtà: se fosse per Verona e i veronesi la Fondazione avrebbe già chiuso i battenti

Ci sarà anche la diretta su Rai 1 in mondovisione. E il presidente Mattarella con l’immancabile Casellati, che all’Opera è di casa. Poi il ministro Bonisoli, il codazzo dei politici e dei parvenu che hanno fiutato l’evento. Ovviamente, il sindaco di Verona, Federico Sboarina, in prima fila con i suoi uomini: una première è sempre una première. La Clerici e i discorsi di rito. Poi il buio e finalmente, la musica, la vera musica, che come diceva Paolo Conte, «sa far ridere e all’improvviso ti aiuta a piangere, … frequenta l’anima col buio inutile, e non si sa perché». Insieme a tutti i cantanti, i musicisti, i coristi e le centinaia di lavoratori della Fondazione Arena.

E non da ultimo il Maestro Zeffirelli, scomparso in questi giorni, che ha firmato la regia di una Traviata che in ogni caso sarà straordinaria. Orsù, dimentichiamo ogni dolore, ogni dispiacere, scordiamo perfino il caldo, comunque vada sarà una grande serata per l’Arena di Verona! Che forse avrebbe bisogno di altro, ma che vive e sopravvive per serate come questa. Viva l’Arena di Verona e tutti quelli che rendono possibili queste indimenticabili magie.

Già, perché proprio di magia si tratta. Una magia che non deve farci dimenticare la realtà. Un sogno nel quale ci immergeremo volentieri venerdì, ma che non ci farà scordare la quotidianità. Un magic moment che siamo lieti possa essere goduto dai numerosi VIP presenti, dalle autorità dai politici. Tutta gente che, abitualmente, non paga il biglietto, ma che ha altri debiti, altri doveri nei confronti dell’Arena e – finito lo spettacolo, ma volendo anche prima – non potrà dimenticarlo. Ognuno ha le sue responsabilità e quelle dei politici sono gravi e pesanti, inutile dirlo.

Sarebbe infatti un peccato che il presidente Mattarella e che il ministro Bonisoli venissero a Verona solo con lo spirito di trascorrere una bella serata per scordare o’ passato, o peggio per approvarlo. A loro, è vero, non spetta di pagare il biglietto. Ma a loro compete di fare il loro dovere, non solo applaudendo, per garantire l’uso appropriato del denaro pubblico, impedendo che all’ombra della Fondazione si commettano nefandezze e poi far sì che che tutto questo ben di Dio che è l’Arena di Verona, patrimonio di tutti, sia gestito al meglio. Diversamente da come viene fatto ora. Diteglielo al presidente Mattarella: Verona non è solo gli addobbi areniana sparsi per la città. L’Arena non è solo la casuale ma fortunata euforia della liturgia funebre del Maestro Zeffirelli, divenuto inopinatamente grandissimo. La Fondazione Arena non è solo Netrebko e gli altri bravissimi e bellissimi che verranno a dare lustro alle vecchie (e un po’ ridotte) argenterie locali.

Dietro la grande, speriamo splendida Traviata di venerdì non ci sono solo i meravigliosi costumi, le luci da favola, la musica celestiale, il palco infinito. C’è una Fondazione Lirico Sinfonico e Coreutica che se fosse per Verona e i veronesi avrebbe già chiuso i battenti, prima con sovrintendenti incompetenti, poi con stupefacenti richieste di liquidazione, poi con bilanci saccheggiati. C’è una Fondazione ancora in regime di amministrazione straordinaria, sostenuta dalle provvidenze della Legge Bray e dalla generosità non ripagata dei lavoratori. Che sta ancora in piedi perché il balletto è stato chiuso e i ballerini licenziati (salvo poi chiamare ballerini da fuori). Che non sopravvive certamente grazie al denaro dei veronesi o all’attenzione del suo sindaco, bravissimo nelle promesse un po’ meno nei fatti e che personalmente porta la responsabilità di aver voluto espropriare di ogni potere l’attuale sovrintendente, unico a capire qualcosa di opera tra tutti i dirigenti, facendole sottoscrivere un’indegna resa delle facoltà, che pure la legge assegna solo al Sovrintendente. Un teatro che campa quasi esclusivamente per i soldi del Ministero, anche se l’amplissimo indotto continua a finire prevalentemente nelle tasche di ristoratori e albergatori locali. Che non resiste grazie al gruppetto di privati “imprenditori”, interessatissimi al business estivo ma per nulla amanti delle finalità culturali e istituzionali della Fondazione.

Così, forse, venerdì prima di ripassarsi il libretto di Francesco Maria Piave, gli illustri ospiti farebbero bene a rileggersi anche il Foscolo del «di che lacrime grondi e di che sangue…» e chiedersi, in coscienza, se anche loro hanno fatto qualcosa dei loro doveri, per far sì che quello splendido spettacolo vada nuovamente in scena.

(ph: Fondazione Arena di Verona)