Lega, trasformismo di successo. Il segreto? Saper “fare popolo”

Da Bossi a Maroni fino al deus ex machina Salvini. E in Veneto Zaia è il governatore più amato di tutti perchè è “uno di noi”

La Lega è un movimento politico proteiforme, assolutamente adatto alla fluidità della postmodernità, capace di cambiare radicalmente la sua identità. Ha raggiunto pochi degli obiettivi che si era posta, ma continua ad avere, ovunque e in qualche comune del Veneto con percentuali plebiscitarie, un consenso enorme. Perché? Ha creato un popolo.

Un po’ di storia. Nel 1988 Bossi viene eletto senatore, ma la Lega non esiste ancora. Il senatur era candidato per la Lega Lombarda. Nel 1991 con un atto notarile nasce il partito del Nord dalla fusione dei movimenti regionali veneti, lombardi, toscani, emiliani, piemontesi e valdostani. Quindi la Lega, partito che appare sempre di lotta anche quando è al governo, è il partito più vecchio d’Italia. Nel 1994 vince le elezioni, si allea al Nord con Berlusconi, che al sud si presenta con il Movimento Sociale. In questa prima fase quello bossiano è un movimento federalista e autonomista. Propone prima la divisione dell’Italia nelle tre aree del Nord, Centro e Sud che poi dovranno federarsi, poi in 9 macroregioni, sul modello dell’Italia preunitaria. Il governo Berlusconi cade, e nel 1996 vince Prodi. Ecco la prima metamorfosi ovidiana del partito, il primo favoloso turning point. Dall’autonomismo all’indipendenza, dal federalismo alla secessione.

Dal maggio del 1996 il nuovo nome del movimento è Lega Nord per l’Indipendenza della Padania. Nello stesso anno in una manifestazione a Venezia, Bossi fa ammainare la bandiera italiana, issa lo stendardo del Sole delle Alpi e proclama l’indipendenza della Padania. Spesso la tradizione è inventata, serve per costruire un senso di appartenenza, indispensabile perché i processi politici siano efficaci. Qui l’edificazione ex novo di una identità collettiva potrà apparire bizzarra, gigionesca, stravagante e macchiettistica, ma, evidentemente, ha funzionato. Questi geniacci del fusion sincretistico prendono elementi della tradizione celtica, alla quale, sembra appartenere, il simbolo del Sole delle Alpi. Perfino l’illustre e sottile ministro Castelli si sposerà con rito celtico, bagnandosi, grazie ad una sacra ampolla, con le divine e prodigiose acque del Po. Dio Po.

Poi ci sono i Longobardi, che, forse i veneti si sorprenderanno, venivano dalla Pannonia, ovvero dalla zona della odierna Ungheria, e quindi erano migrati, sicuramente foresti. Poi c’è Pontida, il luogo dove si sancì nel 1167 il patto dei comuni del Nord contro Federico il Barbarossa. Quindi la difesa degli Übermenschen nordici contro il nemico straniero. Infine, dopo l’11 Settembre 2001, contro il terrorista islamico, una spruzzatina di Cristianesimo. Nel mixer identitario tra Dio Po, Gesù, Alberto da Giussano e il mitra l’invenzione anche di un’entità geostorica sconosciuta: la Padania. Quindi ecco il mito collettivo.

Poi, come aveva capito il Pci, come insegna Laclau, e come la sinistra ha dimenticato, ci vuole un nemico. Il noi esiste sempre contro un altro noi. La Lega li crea e li cambia, ma ce li ha sempre: i teroni parassiti, gli islamici, i grigi burocrati. Del resto un modello politico non si radica sulle idee e le argomentazioni, ma sui sentimenti e le percezioni che conferiscono forza psicologica alle idee. Tuttavia panta rei, tutto scorre, chi non cambia è perduto. Ecco l’ultima mutazione. Nel 2012 il caso Belsito. Un colpo al cuore. I finanziamenti pubblici al partito finivano alla famiglia Bossi. Anche la laurea a Tirana del saggio Renzo, meglio conosciuto come il “Trota”, l’abbiamo pagata noi. 77 mila euro.

Il Senatur si dimette, per un po’ ci pensa Maroni, poi, dal 2013 il deus ex machina, il divino Salvini. In quell’anno la Lega prende solo il 4,3% alle nazionali, solo l’11% in Veneto: una catastrofe. Così nel 2014 si creano le liste Noi con Salvini, per conquistare il sud. E’ vero che i napoletani puzzavano, ma i voti non puzzano. Sembra Uno, nessuno o centomila, ma non è Pirandello. Dalla autonomia alla secessione, dalla secessione al nazionalismo. Nel 2018 il partito cambia nome: via l’indipendenza, via il Nord, diventa Lega-Salvini Premier. Funziona? Alla grande. Alle nazionali del 2018 un record con il 17%. Alle europee di Maggio il 34%, primo partito nel nord e nel centro, il secondo partito in tutte le regioni del sud.

In Veneto il 50%, un veneto su due. I risultati? In più di dieci anni al governo romano nessuno, rispetto agli obiettivi (ex?) autonomistici. In Veneto, dove la Lega governa da decenni, abbiamo avuto il fallimento delle banche popolari, i pfas, il Mose come il più grande scandalo di corruzione in Europa, la cementificazione selvaggia. Anche la sanità pubblica sta subendo un declino inquietante. Qui da dove scrivo, a Santorso, di fronte alla mancanza di medici in pronto soccorso un primario ha parlato addirittura di emergenza clinica. Quindi tutti i veneti percepiscono il drammatico declino dei servizi sanitari. L’80% del bilancio regionale è la sanità. Ergo: Zaia perde consenso, seguendo la logica aristotelica. Falso, Aristotele non funziona. In un sondaggio sul Sole 24 ore, Zaia è il governatore più amato di tutti, sempre più amato. L’anno prossimo, sarà un plebiscito. Perché? Perché è uno di noi. I nemici sono altri.

(ph: imagoeconomica)