Olimpiadi invernali 2026, lunedì l’assegnazione: Milano-Cortina o Stoccolma-Aare?

La vittoria della candidatura lombardo-veneta sarebbe un grande successo personale del presidente Zaia. Anche in vista delle Regionali dell’anno prossimo

Lunedì 24 giugno alle 18. Data e ora in cui il Comitato Olimpico Internazionale, in riunione a Losanna, proclamerà l’assegnazione dei Giochi Olimpici invernali del 2026. All’Italia, partecipante con la candidatura Milano-Cortina, o alla Svezia, che a sua volta presenta un tandem di candidate, la capitale Stoccolma e Aare, paesino del Nord di 1.000 abitanti noto come centro di sport invernali.

Un, come si dice in questi casi per scaramanzia, moderato ottimismo circola nel Comitato Promotore lombardo-veneto e nel CONI. Il progetto policentrico che coinvolge Milano, Cortina d’Ampezzo e un paio di località del Trentino, sembra abbia convinto la Commissione di valutazione che, un mese fa, è stata in Italia e in Svezia per il sopralluogo tecnico.

Per di più è dei giorni scorsi la notizia che il dossier presentato dagli scandinavi sia incompleto, a tal punto da costringere il CIO a chiedere in extremis chiarimenti sulle garanzie economiche e finanziarie a sostegno dell’evento. C’è infatti il problema tutt’altro che marginale della realizzazione del Villaggio Olimpico, che sarebbe a carico di privati. Ma gli organizzatori hanno prodotto nel loro dossier solo delle lettere d’intenti non vincolanti. E per di più manca, nel caso le lettere d’intenti non si trasformassero in un contratto, l’impegno economico a carico del Comitato organizzatore per affittare in alternativa gli spazi. E nemmeno esiste un piano B nel caso i privati si tirassero indietro.

La Commissione valutatrice rileva anche nel suo report che «il Comune di Stoccolma ha deciso di non firmare il contratto come città ospitante, dichiarando di poter affittare le strutture sportive necessarie per i Giochi e di poter assicurare i servizi pubblici allo stesso livello e alle stesse condizioni di qualsiasi altro evento organizzato nei confini della città. Il contratto sarebbe dunque firmato dal comune di Aare e dal Comitato olimpico svedese».

Il cauto ottimismo degli italiani sembrerebbe quindi fondato. Il dossier della candidatura lombardo-veneta è completo ed esaustivo di tutte le pretese e le indicazioni del Comitato Olimpico.

A dire il vero, non è ancora chiaro se ci sarà il sostegno economico dello Stato. In un primo momento infatti il Governo lo aveva negato. Limitandosi ad assicurare solo i servizi e le infrastrutture di sua competenza. E costringendo il sindaco di Milano Giuseppe Sala, il n. 1 della candidatura lombarda, a garantire la autonomia economica e finanziaria del Comitato. In coincidenza della visita della Commissione di valutazione, il Governo ha fatto retromarcia e il sottosegretario Giancarlo Giorgetti, braccio destro del ministro Salvini nell’esecutivo e nella Lega, ha in qualche modo assicurato l’appoggio dello Stato. Impegno che al momento resta solo sulla carta e quindi poco costa assumerlo ora visto che, fra sette anni, chissà chi ci sarà alla guida del Paese.

Comunque, per sostenere la Delegazione italiana, sarà presente a Losanna niente meno che il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Salvini invece non ci sarà, sostituito con ogni probabilità dal sottosegretario alla Presidenza Giorgetti, che ha comunque anche un ruolo istituzionale specifico con la sua delega allo sport.

Proprio Giorgetti ha rilasciato il 20 giugno una strana dichiarazione: «la partita sulle Olimpiadi 2026 si giocherà nelle ultime due notti». Parole che sembrano incrinare la fiducia degli organizzatori italiani, basata sulla qualità del proprio progetto, rimandando piuttosto la assegnazione all’esito della caccia al voto che precede sempre le riunioni degli Enti sportivi internazionali per decidere dove finiranno i Grandi Eventi.

E poiché, prima e dietro la candidatura italiana, c’è stato un bell’antagonismo sia politico che personale tutto in famiglia, l’uscita di Giorgetti può anche essere letta come uno scarico sulle spalle del presidente del CONI Giovanni Malagò, suo grande avversario, di un eventuale fallimento. Perché? Perché è proprio Malagò l’uomo che deve conquistare i voti dei delegati dei Comitati Olimpici. Insomma è come se Giorgetti dicesse: il Governo e gli organizzatori hanno fatto tutto quello che dovevano, e, se il CONI non trova i voti, la colpa è solo di Malagò.

Il presidente del Veneto Luca Zaia incrocia le dita. Se Cortina non si aggiudicasse la sua seconda Olimpiade invernale, per lui sarebbe davvero uno scorno. In meno di un anno la sua Regione perderebbe infatti due Grandi Eventi sportivi a cui si è candidata. È infatti di fine agosto 2018 l’indecoroso aborto della candidatura di Vicenza ai Campionati Mondiali di Ciclismo del 2020.

In caso invece di assegnazione, il governatore trevigiano si intesterebbe un clamoroso successo politico e strategico, giusto un anno prima delle Regionali in cui non è affatto escluso che si ricandidi alla Presidenza. Zaia è stato davvero bravo a inserirsi in extremis nella candidatura italiana approfittando del litigio fra il sindaco M5S di Torino Chiara Appendino e quello di Milano. Quando è saltata la possibilità di un tandem Lombardia-Piemonte Zaia è stato prontissimo a rimpiazzare Torino con Cortina e le Dolomiti. Ed è stato anche un maestro nell’accontentare il Trentino, che rivendicava l’appartenenza comune del massiccio alpino.

L’unico appunto che si può fare al presidente del Veneto è di aver accettato un ruolo di mero partenariato nell’accoppiata lombardo-veneta, in cui indubbiamente la leadership appartiene a Milano. Basta vedere il logo della candidatura in cui campeggia una stilizzazione del Duomo meneghino. Ma Zaia, in caso di successo, saprà sicuramente sfruttare tutte le opportunità che ricadranno sul Veneto e, naturalmente, anche su di lui.

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