Padova, sul caso Prandina la democrazia è da ripensare

Sul nodo parcheggio spuntano addirittura 4 posizioni. A meno che Agenda 21 non sia solo un modo per tenere occupate le associazioni…

Ad un giorno dalla presentazione del progetto finale di Agenda 21 sull’ex caserma Prandina, esito di un percorso di 12 incontri di 72 enti e associazioni cittadine, che verrà presentato domani a Palazzo Moroni, appare evidente l’inutilità di quella partecipazione democratica che tanto si voleva perseguire. Non solo perchè i quotidiani locali hanno già travisato le informazioni ricevute, pubblicando immagini progettuali del Comitato Mura che dovevano avere un solo fine laboratoriale interno al gruppo e non esemplificativo delle linee guida, ma in quanto il documento in cui viene tentata una sintesi si mostra poco efficace, generico e velleitario.

A dominare è quanto di più lontano c’è dal pragmatismo e dalla praticità che un’area centrale e di snodo della città meriterebbe: come se a quei 35.000 m² spettasse il compito strategico di «contrastare l’inquinamento atmosferico e gli effetti dei cambiamenti climatici». Anzi, il documento ribadisce una seconda volta che deve diventare «uno spazio verde naturale che tuteli la biodiversità urbana e contribuisca all’abbattimento degli inquinanti e alle funzioni di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici”. Fosse così semplice la lotta a tali devastanti fattori…». Stupisce inoltre leggere l’ovvietà che gli edifici vincolati devono essere mantenuti, mentre su quelli non vincolati si parli di «eventuale abbattimento» in base alle funzioni future. Funzioni che, per metrature così ridotte e limiti vincolistici, vengono elencate nei modi più vari e fantasiosi: sede associazioni (quali tra le centinaia esistenti in città?), musei, mercato artigianale, ostello, o addirittura «sede per scuole e asili nido».

Ma la vera sorpresa è avvenuta dove il dibattito era ed è più acceso per l’intera città: parcheggio, sì o no? Da un binomio secco si è persino riusciti a raddoppiare le possibilità, con ben quattro posizioni differenti: a) “nessun parcheggio”, il che significa solo parco ed edifici vuoti; b) “parcheggio a servizio delle sole funzioni dell’area con impatto minimale” come è obbligatorio per legge; c) “parcheggio a servizio del centro storico (per liberare corso Milano, piazza Insurrezione e le Riviere)” che non aggiunge ma sposta e concentra in una parte della Prandina un numero di parcheggi già esistenti; d) “parcheggio a servizio della città con bus navetta di collegamento” nel quale si intravede la possibilità di un vero e proprio parcheggio strutturato, ma di cui si preferisce non dare dettagli che pur comparivano nei ricchi documenti prodotti dalle varie discussioni.

Ma allora, visti i risultati scarsamente significativi, cosa c’è da salvare di questa idea positiva, e di moda, della partecipazione attiva dei cittadini alle scelte che riguardano la città, ovvero il bene comune? Se domani, il sindaco Giordani ripeterà il mantra che «è la giunta a decidere!», sarebbe utile che qualcuno gli facesse presente che sarebbe stato più serio dirlo a chiare lettere fin dall’inizio. Forse basterebbe che l’amministrazione fosse essa stessa direttrice di chiare indicazioni sulle risorse economiche e gli elementi essenziali, perchè un percorso di discussione sia davvero finalizzato ad un risultato concretamente realizzabile. Sempre che Agenda 21 non sia ancora una volta un modo, neanche troppo velato, per tener occupati qualche mese gli interlocutori del mondo associativo su progetti futuribili che probabilmente non si vedranno mai decollare, lasciando così il tempo al governo cittadino di deliberare velocemente e indipendentemente dalle tempistiche di qualsiasi progettualità e tavolo di confronto, un intervento pesante come quello su Corso Milano, che sta impattando negativamente sulla viabilità proprio intorno alla Prandina. Se è questa la democrazia partecipativa…