«Olimpiadi, Cortina ci guadagna? Rischia di perderci»

La storica ambientalista Della Zanna: «non siamo contrari a priori, siamo critici sulla logica dello spreco»

Il tono della voce é gentile, quasi soave, ma la posizione é granitica: non credano gli organizzatori ed appaltatori delle Olimpiadi invernali di passarla liscia, se dovessero fare di Cortina d’Ampezzo un trogolo di sprechi, sperperi e cemento. Questo il messaggio molto diretto di Roberta De Zanna, pasionaria ecologista di una delle due città che assieme a Milano figura nell’edizione 2026 vinta dall’Italia l’altro giorno. L’anno scorso aveva capeggiato un comitato che aveva raccolto firme per chiedere al Comune di indire un referendum consultivo, ma il sindaco Gianpietro Ghedina, forte dell’appoggio bipartisan dell’opposizione, ha risposto picche. «Altre città candidate hanno fatto un referendum, e per questo hanno rinunciato», sottolinea De Zanna. «Da noi hanno respinto la richiesta con un accordo trasversale di maggioranza e minoranza».

Con quale motivazione?
Che avevano sentito le categorie le quali sono favorevoli, che l’interesse é sovracomunale, e che la popolazione é a favore. Ma questo non lo sapremo mai. In più, hanno chiarito che avrebbero rifiutato anche una seconda richiesta.

Pietra tombale, insomma. Perché siete contrari?
Questi grandi eventi sono spugne. E investono in un’unica direzione.

Quale?
Già per i Mondiali di Sci del 2021 in cui siamo impegnati abbiamo visto interventi alle piste e alcune manutenzioni del tutto ordinarie alle strade. Tutti i benefici promessi, invece, non li abbiamo visti. Il paese é addormentato. Qui la gestione sarà ancora di più fuori Cortina, dall’alto.

Sì ma allora bisognerebbe quanto meno applaudire all’arrivo di finanziamenti ad esempio per riqualificare la pista da bob, benché lo stesso comitato valutatore lo abbia ritenuto insufficiente…
La pista da bob è stata abbandonata perché i costi non sono sostenibili per il Comune. Bisognerà appunto vedere quali saranno i reali costi. Ma ricordo che a Cesana, per le Olimpiadi di Torino, la pista è stata completamente abbandonata, per il semplice fatto che stiamo parlando di uno sport di nicchia.

Ma allora chi ci guadagna, economicamente parlando?
Cortina è da sempre appetibile per gli alti valori immobiliari. Per noi locali è difficile investire. Un imprenditore di fuori con grandi capitali é facilitato. Per carità, meglio che chiudere. Ma gli industriali spingono per l’allungamento dell’autostrada A27, e si pensa a interventi sciistici in zone integre. A guadagnarci é solo il mercato immobiliare e delle costruzioni.

E questo non è una novità. Ma dal punto di vista ambientale, quale potrebbe essere l’impatto?
Beh, già un grande evento di questo tipo richiama tante persone in poco tempo, e questo è già un’impronta antropica potente. Bisognerà vedere come verrà realizzato il villaggio olimpico, si parla ad esempio di strutture stabili… Bisogna aspettare di vedere come saranno i singoli progetti in concreto. Anche per verificare i costi finali. Uno studio dell’università di Oxford citato in questi giorni certifica che ogni manifestazione olimpica precedente ha sempre sforato il preventivo, addirittura del doppio nel 47% dei casi. Questo è dimostrato, e non a caso il Cio ha ridimensionato negli anni le pretese. Un motivo ci sarà, insomma, se tutti gli altri Paesi che si erano candidati si sono ritirati, eccetto la Svezia e l’Italia.

E intanto di sport non parla nessuno.
L’aspetto romantico delle gare, che sia chiaro piace vedere anche a me, vale sicuramente meno, purtroppo. Qui l’interesse è, per dire un’altra, allargare le strade, ma così facendo agevoli il passaggio di mezzi pesanti, e quindi nel lungo termine, dopo le Olimpiadi, resta il traffico di Tir, perché gli è stato creato un comodo corridoio.

Non tutti gli ambientalisti sembrano così critici: Legambiente, per esempio, ha detto che la vittoria di Milano-Cortina è una buona notizia, sia pur vigilando sulla gestione di qui al 2026. Voi a Cortina vi sentite politicamente isolati?
Qui esiste una maggioranza silenziosa che non si esprime. A parlare siamo in pochi, e quindi siamo senz’altro una minoranza. Ma non vogliamo boicottare nulla, semmai mostrare l’altro lato della medaglia, sforzando di riportare tutti coi piedi per terra. Più che un no alle Olimpiadi, é un no a certi progetti. Speriamo che in un Paese democratico sia sempre possibile esercitare un ruolo critico o propositivo. Per arrivare, attraverso il confronto, alla soluzione migliore, non per una contrarietà a priori.

(Ph. Shutterstock)