«Pfas, serve biomonitoraggio a Trissino: cosa aspetta la Regione?»

«Avevamo chiesto di verificare in che misura i cittadini che vivono attorno al sito Miteni siano contaminati e agire in loro protezione. Perché la Giunta regionale, invece di agire, sceglie di attendere gli esiti delle analisi sulla presenza dei Pfas nell’aria, anche ora che la Miteni non ha più emissioni e nonostante esistano già studi scientifici che dimostrano come i Pfas si diffondano anche per via aerea? La risposta della Giunta Zaia alla nostra interrogazione ci lascia del tutto insoddisfatti». Così i Consiglieri regionali Cristina Guarda (Lista AMP), Piero Ruzzante (Liberi e Uguali), Patrizia Bartelle (Italia In Comune) e Andrea Zanoni (Partito Democratico), che avevano depositato un’interrogazione in merito l’8 maggio scorso. «La campagna di monitoraggio condotta da Arpav nel 2016-17, basata su un metodo di analisi derivato da pubblicazioni scientifiche americane, non ha tenuto conto di tutto quello che produceva Miteni – spiega Guarda – considerato che all’interno si producevano oltre un centinaio di sostanze, tra molecole e derivati, mentre in Veneto vengono ricercati nelle matrici solo 12 componenti della famiglia dei Perfluorati. Senza dimenticare che non sappiamo cosa l’azienda ha prodotto dal riciclaggio dei rifiuti olandesi usati per recuperare e rigenerare il GenX».

«Insomma – aggiungono i consiglieri di opposizione – la domanda che sorge spontanea è: come farà la Regione a ricercare i Pfas nell’aria, ora che la ditta Miteni ha smesso di produrre e non emette più in atmosfera dai suoi camini? Gli operai dell’azienda hanno i valori di Pfas nel sangue più elevati in assoluto, eppure non bevevano i Pfas: principalmente ne arrivavano a contatto per via aerea. Solo questo dovrebbe far pensare a due cose: primo, che tutti i Pfas, non solo i 12 ricercati in Regione Veneto, nei siti di produzione si propagano per via aerea, come confermano gli studi internazionali. Secondo, ora che i camini della Miteni non emettono più nulla in atmosfera, non serve un genio per capire che nell’aria non ce ne sono. Non capiamo come si potranno ricostruire le stime del passato senza dati e poi decidere se i cittadini di Trissino abbiano il diritto di rientrare nel controllo medico: sembra un altro modo per rimandare al domani un argomento che potrebbe aggravare ulteriormente la situazione veneta in merito ai Pfas. Serve un campionamento della popolazione – concludono – per accertare se c’è stata contaminazione, storica e continuativa, e quindi conoscere in quale quantità i cittadini di Trissino sono stati esposti. Solo un biomonitoraggio con un campionamento ridotto/mirato potrà dirci se la popolazione dei trissinesi dovrà essere inserita nello screening regionale di presa a carico».