«Così non si lavora!»: l’accampada dei giovani precari a Vicenza

Sabato 29 giugno alle 21:00 nell’esedra di Campo Marzo, lato Viale Eretenio, a Vicenza, i giovani precari del gruppo “Giovani con esperienza” torneranno a manifestare, dopo l’accampada di piazza Castello del 14 giugno. «Durante la prima assemblea hanno partecipato più di cento persone, questa è la conferma che il lavoro è un tema vivo – spiegano gli organizzatori -. Abbiamo deciso di cambiare piazza poiché è naturale per noi portare l’Accampada in diversi luoghi della città: con la precarietà devi adattarti; non sapere dove saremo tra un mese o fra un anno, quando ci scadrà il contratto, per noi è la norma. La nostra protesta non poteva che essere itinerante e nomade come la nostra vita».

«Non ne possiamo più di sentirci presi in giro dai contratti che ci vengono propinati dai datori di lavoro – aggiungono -: tirocini non più pensati come momenti di formazione ma come forme di lavoro non pagate o sottopagate, finte partite Iva per scaricare sul lavoratore gli oneri fiscali, contratti nel mondo dell’istruzione rinnovati di anno in anno, di scuola in scuola, per non parlare del lavoro in nero. Queste sono solo alcune delle storie emerse alla prima Accampada. Se anche tu hai la tua storia nel mondo dei contratti ‘’flessibili’’, puoi venire a raccontarla. Ci accampiamo per sentire la tua voce. Il nostro messaggio è volto a far capire che il precariato non è un problema individuale, ma ci riguarda tutti».

Il gruppo”Giovani con esperienza”  si riunisce ogni Venerdì sera ed ha elaborato un documento con le seguenti cinque richieste:

1. Un contratto e un salario dignitoso per tutti: stop al lavoro nero, ai tirocini non pagati, ai contratti pirata, alle partita iva finte. Si applichino a tutti i contratti nazionali “sani” firmati dai grandi sindacati.

2. Donne e uomini, stesso lavoro, stesso stipendio: non è più accettabile che le donne vengano pagate il 16% in meno degli uomini per svolgere stesso lavoro.

3. Un milione di posti di lavoro nell’economia sostenibile: in Italia ci sono 6 milioni di disoccupati e inoccupati, energie che potrebbero essere usate per rendere la nostra economia veramente verde.

4. Lavoriamo meno, lavoriamo tutti: l’automazione rende sempre meno necessario il lavoro umano, non ha più senso lavorare così tanto.

5. Abbiamo diritto ad andare in pensione: la pensione diventa sempre più un miraggio per chi lavora, è tempo di stabilire un’età massima dopo cui nessuno può essere obbligato a lavorare per sopravvivere. (t.d.b.)