Rucco, un rimpasto da leccarsi il Baffo (leghista)

Il sindaco di centrodestra rimescola le carte in giunta. Prendendo una linea chiara. Ma non meno pericolosa per la tranquillità a cui tanto agogna

E alla fine Rucco rimpasta. Ma la pietanza che ne è uscirà potrebbe comunque risultargli amara, nonostante lui agogni più di tutto la placida serenità del tran tran senza sorprese e ostacoli. Da settimane la maggioranza di centrodestra che sostiene il sindaco di Vicenza sembra un nido di vespe impazzite in attesa dell’implosione. In queste ore il suo tentennante capo, sentendo la poltrona pericolosamente traballare, ha finalmente preso una decisione: in giunta cambiano nomi e deleghe.

Via dall’assessorato alla trasparenza e al patrimonio l’evanescente Isabella Dotto di Fratelli d’Italia, via il pur innocuo Lucio Zoppello (della lista civica di Rucco, ma legato a Costantino Toniolo, presenza fissa nei giri di sottopotere del Vicentino), dentro la fedelissima Simona Siotto (che dovrà lasciare il consiglio comunale da capogruppo), a cui andrà il referato alla cultura finora in pratica lasciato a se stesso, nonché il bilancio e l’ambiente – praticamente un ministero-, e dentro il consigliere Marco Lunardi al posto di Zoppello. Silvia Maino, in quota Lega, sostituisce la Dotto, e il vicesindaco Matteo Tosetto (Forza Italia) si scambia con la Maino, aggiudicandosi il sociale. Una girandola di nomine e cambi di ruolo che avrebbe l’obiettivo di acquietare gli animi e soddisfare ambizioni e ambizioncelle. Purtroppo per lui, però, Rucco non riesce ad accontentare tutti. O meglio: ha evidentemente scelto di scontentare qualcuno.

Sergio Berlato di Fratelli d’Italia perde l’unica rappresentante in giunta, la Dotto, e la possibilità almeno teorica di acquisire Lunardi, promosso assessore proprio per evitare che passasse a FdI. Un partito, questo, che è ormai diventato stabilmente spina nel fianco dell’amministrazione. In primis sul dossier delle future aggregazioni di Aim: saltata l’ipotesi cara alla Lega di un matrimonio con la trevigiana Ascopiave (che invece, per l’influenza dei soci privati, ha optato per l’emiliana Hera), la multiutility berica continua naturalmente nel suo percorso di avvicinamento alla veronese Agsm, ma con destinazione finale la lombarda A2A. E’ Aim il vero pomo della discordia, fra Rucco (che gestisce personalmente la delega alle partecipate) e FdI.

O più precisamente, fra FdI e la Lega. Anzi, ancor più in dettaglio, con quella parte di Lega rappresentata a Vicenza dal segretario cittadino e assessore allo sport Matteo Celebron, e che ha i suoi vertici nel presidente del consiglio regionale (e fresco consigliere delegato vicentino ai controlli di vicinato, sic), Roberto Ciambetti, e nel segretario regionale uscente Toni Da Re, nonché nel capogruppo a Palazzo Ferro Fini, il bassanese Nicola Finco. E’ questa Lega l’azionista di maggioranza della maggioranza, nonostante nel consiglio comunale il sindaco in teoria possa contare su una pattuglia di consiglieri della sua civica equivalente, anzi un po’ più forte. Ma più forte solo in termini numerici: Idea Vicenza (così si chiama l’associazione civica di Rucco) è debole e ha già perso pezzi (Nicolò Naclerio e Andrea Berengo, passati da tempo a Fdi, come D’Amore proveniente dalla lista Cicero). I leghisti, detta semplice, hanno in pugno Palazzo Trissino. Ma non tutti i leghisti. Non quelli legati alla europarlamentare Mara Bizzotto e al segretario provinciale Erik Pretto, che rimangono a mani vuote. Il loro uomo, Andrea Pellizzari attuale capogruppo in aula, è stato tenuto fuori dal rimpasto.

Delusi ancora una volta i forzisti Marco Zocca e Roberto Cattaneo, che vedono il loro avversario interno, Tosetto, non solo confermato, ma addirittura premiato con un assessorato di peso come il sociale, con tutti quei fondi da gestire e quelle associazioni con cui rapportarsi. Rimane beatamente immobile all’assessorato alle pari opportunità e risorse umane l’avvocato Valeria Porelli (lista Rucco). Immobile e invisibile com’é, probabilmente se la sono pure dimenticata. L’indebolito Claudio Cicero, civico di se stesso, che si è decisamente dato una calmata nelle esternazioni, confermato. Ma privato dei lavori pubblici andati a Celebron.

Tirando le somme: di qui a sostenere che Rucco possa cadere, ce ne corre. E’ vero che i tre consiglieri di Fratelli d’Italia, all’indomani di un simile risiko, dalla fronda passerebbero alla guerriglia, assottigliando il margine di maggioranza. Ma a parte il fatto che in FdI adesso non c’è solo Berlato ma anche Elena Donazzan, hai voglia tu ad assumerti la responsabilità di far crollare il centrodestra a un solo anno dalle elezioni. Ma è altrettanto improbabile che il malcontento di Berlato da una parte – a cui fa riferimento il gruppo consiliare di FdI (Berengo e Naclerio ce l’hanno a morte, con Rucco&C), e dall’altra parte della Lega (fazione Pellizzari-Bizzotto-Pretto) non porti, magari saldandosi, a mantenere precaria la maggioranza. O in ogni caso a rendere difficile la vita al sindaco. Che quanto meno ha fatto il sindaco, assumendo una linea politica precisa: sul trono la Lega dell’amico Toni “Baffo” Da Re, nella polvere l’altra Lega e Fratelli d’Italia.