Giordani, poco sindaco ma molto politico. Pure troppo

Sulla mobilità che vede “imputato” il vice Lorenzoni, il primo cittadino di Padova non ha il coraggio di scelte drastiche. E le recente decisioni nascondono in realtà solo il galleggiamento

Il sindaco di centrosinistra di Padova, Sergio Giordani, di fronte all’inusuale blocco di Corso Milano per la manifestazione di protesta dei commercianti si rifà alla strategia della captatio benevolentiae: “soltanto chi non fa, non sbaglia”, cercando giustificazioni dicendo “ho ragionato troppo da imprenditore e poco da sindaco”.

Generosa definizione di sé, visto che il suo essere imprenditore deriva dalle fortune del padre; ma si potrebbe sfumare anche il titolo di sindaco, considerato che la sua vittoria deriva dalla forza di una coalizione, e che la costante condivisione del “potere” con il vicesindaco Arturo Lorenzoni l’ha costretto varie volte a smentite e accomodamenti diplomatici.

Oggi, allora, Sergio Giordani è più che mai un politico nel senso più italiano del termine: sulla scia del recente e importante successo legato ai finanziamenti Inail per il nuovo polo ospedaliero e la dichiarata stima e fiducia per Zaia, il primo cittadino è pronto a parlare di ricandidatura e ad assumersi la responsabilità del “piccolo” errore nel disastroso intervento sulla viabilità di Corso Milano.

Perciò la mancanza di un indirizzo di fondo, che un amministratore dovrebbe avere per poter definirsi tale, combinata all’inadeguatezza degli uffici tecnici preposti, viene colmata da un asettico “punto di vista”: uno studio di un “mobility manager” il cui vero ruolo sarà non tanto quello progettuale, quanto quello di fornire al sindaco un facile alibi dietro cui trincerarsi per le future decisioni. E intanto tutto è “congelato” fino a dopo Natale.

Questo atteggiamento conferma il sentimento di Giordani di volersi sottrarre ai condizionamenti, spesso immobilistici, imposti da Lorenzoni (come dimostrano i risultati del percorso di Agenda 21), ma al di là delle dichiarazioni sui giornali, si capisce non ha il coraggio di togliere al vicesindaco le deleghe di mobilità e urbanistica, e così finisce per farsi contraddire da un comunicato stampa (26 giugno) a firma congiunta, ma palesemente riconducibile all’area lorenzoniana, nel quale scompaiono le scuse iniziali e si attaccano i contestatori ribadendo la bontà complessiva dell’intervento di viabilità.

Un concetto, quest’ultimo, ribadito in un’intervista di ieri – nervosa, nervosissima – di Lorenzoni, che con surrealismo nega le cronache giornalistiche di questi ultimi giorni, scartando l’opzione dimissioni e rilanciando la sua strategia sul tram (che però con i continui guasti non lo aiuta).

In realtà è consapevole che, mentre porta in giro per il Veneto il modello di Coalizione Civica, deve sopportare la difficile condizione “matrimoniale”, anche se non è più in grado di incidere realmente nella sua città.

A Giordani invece manca il coraggio. Pur con il virtuale appoggio della minoranza di centrodestra che reitera la richiesta di dimissioni di Lorenzoni, virtualmente forte delle proteste dei commercianti per i 1000 posti in Prandina, nonostante l’evidente insuccesso di Agenda 21, gli manca il coraggio di rompere la scomoda alleanza e preferisce perseguire la strada della “moral suasion”. Con scarsi risultati.

A Padova non è proprio tempo di scelte risolutive, insomma. La rottura della maggioranza non avverrà né per un proclama del sindaco, né tanto meno sarà provocata dal suo vice. Forse la crisi potrebbe avvenire in Consiglio Comunale, magari su Corso Milano o la Prandina. Giordani, che non è un decisionista, è però fortunato: imprenditore, sindaco e, se la buona sorte regge, futuro politico.

(ph. Facebook – Sergio Giordani)