Padova, Giordani bravo (come “democristiano”). Ma i risultati latitano

Per una non tanto lontana ricandidatura il sindaco di centrosinistra dovrà cambiare marcia. Non solo a parole

Sono passati due anni da quando, caduto il leghista Massimo Bitonci, i padovani stanno sperimentando un “ticket” composto da due non politici di professione: l’imprenditore Sergio Giordani ed il professore universitario Arturo Lorenzoni. Se il primo anno è servito per capire la nuova vita e prendere le misure alla burocrazia, il secondo è quello della presa di coscienza per capire le difficoltà e migliorare.

Il sindaco Giordani si auto-promuove dandosi un 7. Certo, dal suo punto di vista: grazie alla sua dote da “democristiano” equilibrista, è riuscito a tenere la barra dritta della maggioranza di centrosinistra, facendole superare alcuni scogli come il nuovo ospedale a Padova Est o l’arrivo del colosso del bricolage Leroy Marlin, che hanno messo a dura prova l’inderogabile principio “no al cemento” sui cui si era basato il programma di Coalizione Civica, la inquieta parte più a sinistra gestita non sempre egregiamente da Lorenzoni. Ha lavorato anche molto di fino cercando sempre di smussare gli angoli tra le anime di un’alleanza che mette insieme moderati e comunisti passando per il Partito Democratico e, come un allenatore, è stato piuttosto abile nel fare da scudo alle innumerevoli critiche che di volta in volta colpivano la propria squadra di giunta.

Ma questo può essere andato bene fino ad oggi. Trascorso il primo biennio è naturale staccare l’etichetta della novità e fare il salto di qualità. Giordani, in vista di una sua prossima ricandidatura da lui stesso ventilata, ha capito che è il momento di cambiare marcia. Può essere letto in questo senso l’atto d’imperio con cui, bloccando tutti i progetti sulla mobilità e aprendo un bando per la ricerca di un City Mobility Manager, ha messo alle strette il vicesindaco travolto dalle polemiche con l’accusa di aver fatto molta teoria e poca pratica.

Per Giordani e la sua maggioranza si sta aprendo una fase nuova in cui dovrà necessariamente passare ad essere più pragmatico e raccogliere ciò che ha seminato: essere democristiano è una bella dote per tenere unita la maggioranza, ma i cittadini vogliono i risultati, e senza di essi difficilmente tra tre anni potranno rinnovargli la fiducia.