Instagram dichiara guerra agli “sporcaccioni”

Zuckerberg recepisce l’impostazione neopuritana di Trump. E studia nuove regole per le foto di nudi sui social

Qualcosa sta cambiando, e rapidamente. La rivoluzione sessuale è finita, e negli ultimi anni si sta cercando (sia da sinistra che da destra) di imporre una nuova morale pubblica sulla nudità. In questo processo gli Usa sono in prima fila, seguiti a ruota da Canada e Regno Unito. L’ultimo tentativo di normare la nudità sui social è stato voluto dalla presidenza Trump, come regalo alle correnti fondamentaliste cristiane che tanto peso hanno avuto nell’elezione del tycoon.

L’intento sarebbe quello di creare una suddivisione netta e chiara fra foto di corpi e nudità sui social, in modo da confinare la seconda nel regno delle piattaforme dedicate al porno. Instagram (come Facebook, il proprietario di entrambi è sempre Mark Zuckerberg) ha recepito a modo proprio il nuovo corso, tentando di imporre delle regole la cui oscurità e arbitrarietà è già divenuta leggenda tanto fra gli addetti marketing che fra i semplici utenti di tutto il mondo. Perché, diciamocelo, l’Instagram marketing prospera sulle foto soft erotiche (principalmente femminili, ma anche maschili) e quindi eliminarle significherebbe mettere una pietra tombale sul social. Cosa sappiamo esattamente delle nuove regole? Poco o nulla a dire il vero.

Sappiamo che esiste lo shadowban, cioè un ban che colpisce senza avviso gli utenti che utilizzano degli #hashtag vietati, impedendo che le loro foto “incriminate” appaiano ai non followers e possano essere ricercate tramite hashtag. Questo significa che l’account non viene bloccato come su Facebook, né viene propriamente violato il diritto di postare ciò che si vuole, semplicemente il nuovo algoritmo rende i contenuti invisibili a chi non è tuo follower, cioè stronca ogni possibilità di attrarre nuovo pubblico e di fidelizzare quello casuale, il che a livello marketing significa la morte dell’influencer come lavoro. Il fatto stesso che non esista un modo per sapere se si è colpiti da shadowban è indicativo dell’ambiguità del nuovo corso del social americano, che naviga a vista fra le pressioni della politica e il bisogno di non far fuggire aziende e utenti.

Scorrendo la lista aggiornata degli hashtag vietati, non occorre essere dei fini complottisti per capire dove si voglia andare a parare: fra gli hashtag vietati ci sono #adultlife, #ass, #allbreasts, #bikinibody, #curvygirls, #dating, #instababy, #kissing, solo per citare quelli più intuitivi, perché il divieto di altri (come #mirrorphoto, #puppydogmondays, #treasurethesemoments) richiederebbe lunghe analisi linguistiche, sociologiche e psicologiche su come gli utenti tentino di aggirare il ban indicizzando foto di glutei e seni sotto categorie sempre nuove.

Già perché, se dal punto di vista della politica e degli addetti ai lavori il nuovo corso è inevitabile e bisognerà pur adattarsi, gli utenti (specie quelli più giovani) non riescono proprio a comprendere il perché dovrebbero smettere di postare foto di nudi e seminudi, e quindi continuano imperterriti come se nulla fosse, inventando metodi di guerriglia individuali per aggirare il nuovo regolamento e fruire del social come hanno sempre fatto. Una guerriglia di nuovo tipo, non ideologica né coordinata, ma perfettamente in linea con l’individualismo anarcoide tipico della loro generazione: niente proclami sulla libertà, contro la morale imposta dallo Stato o rivendicazioni sul diritto di poter disporre del proprio corpo, ma infiniti escamotages silenziosi per non farsi beccare (nel caso postino) o trovare il materiale di sempre (nel caso guardino) senza che il social li controlli.

Mentre avviene questa guerra silenziosa fra Stato etico e individui che non vogliono rinunciare ad usare Instagram come una versione light di Pornhub, una cosa è certa: in Occidente l’onda lunga della rivoluzione sessuale si è spenta, e sta iniziando una nuova fase in cui si tenta di regolamentare il nudo e la sessualità. La battaglia sui social è solo l’inizio, e ci dice come questa guerra si configurerà in futuro: uno scontro fra l’enorme apparato repressivo dello Stato e dei giganti del web da una parte e l’intelligenza dei singoli individui dall’altra, che sfrutteranno ogni falla degli algoritmi per continuare a guardare, vendere e comprare corpi svestiti sui social.

(ph. Roman Samborsky -Shutterstock)