Cari “padroni a casa vostra”, ecco perché dovreste ringraziare Carola

La comandante della Sea Watch salva i migranti. Impoveriti dallo stile di vita ricco dei “leoni da tastiera” che la odiano

L’homo claviatura virtualis (uomo da tastiera) è la naturale evoluzione dell’uomo da bar. Una specie ignorante che un tempo s’immalinconiva al bancone della propria ignoranza e che ora, grazie all’opportunità di esternare questa ignoranza sui social, si sente pure orgogliosa di essere ignorante. L’homo claviatura virtualis è l’uomo comune, il tipico vicino di casa che dal basso della sua panza si permette di invocare lo stupro per una ragazza che governava navi rompighiaccio e che porta in salvo vite umane. È un tizio le cui dita stanno diventando adunche a causa dell’eccessivo uso dello smartphone, la cui componentistica è uno dei tanti motivi dell’immigrazione, e che il culo lo muove solo per salire su un’auto e percorrere duecento metri in direzione del supermercato, altro insieme di bei motivi dell’immigrazione. È così, il potente padrone a casa propria. Privilegiato dall’essere nato in una delle regioni più ricche del mondo, fiabescamente convinto di essere lui stesso, una delle ragioni di questa ricchezza, non si cura di nulla tranne che di se stesso.

Dall’altra parte di questa panza, o dall’altra parte di questo addominale scolpito in palestra, se volete, c’è Carola Rackete, trentunenne capitana della Sea Watch. Laureata in conservazione ambientale alla Edge Hill University nel Lancashire con una tesi sugli albatros. Al timone di una nave rompighiaccio nel Polo Nord per uno dei maggiori istituti oceanografici tedeschi, l’Alfred Wegener Institute. Con esperienze nella flotta della British Antartic Survey. Secondo ufficiale della Ocean Diamond e della Arctic Sunrise di Greenpeace. Pilota di barche per escursioni nelle isole Svalbard, nel mare Glaciale Artico. Con Sea Watch dal 2016, a dedicare la propria vita all’aiuto umanitario e al soccorso in caso di calamità. Di sé, Carola racconta: «La mia vita è stata facile. Ho potuto frequentare tre università, sono bianca, tedesca, nata in un Paese ricco e con il passaporto giusto. Quando me ne sono resa conto ho sentito un obbligo morale aiutare chi non aveva le mie stesse opportunità». Di queste opportunità l’homo claviatura virtualis si vanta, se le tiene ben strette, pur senza averne diritto.

Consapevole di andare incontro a un’incriminazione per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, oltre che a una multa e alla confisca della nave, Carola Rackete ha deciso di ignorare il divieto di entrare in acque italiane e di sbarcare a Lampedusa quarantadue migranti recuperati in mare due settimane fa. «Ho deciso di entrare in porto a Lampedusa. So cosa rischio ma i naufraghi a bordo sono allo stremo. Li porto in salvo» ha dichiarato. La Ong Sea Watch ha ribadito: in 14 giorni, «nessuna soluzione politica e giuridica è stata possibile, l’Europa ci ha abbandonati. La nostra Comandante non ha scelta».

La forza di Carola è motivata dalla necessità di dare un destino ai migranti della sua nave, di andare contro la miseria umana e culturale dell’homo claviatura virtualis che deve avere ragione senza avere ragioni, la degenerazione di buona parte della nostra nazione. Carola dà una lezione a tutti quegli homini claviatura virtualis italiani che si sono dimenticati di essere figli e nipoti di migranti, che si inchinano al denaro e al benessere come unico orizzonte di vita, che hanno ceduto alla visione leghista del “padroni a casa nostra”, che non si rendono conto che Carola Rackete è di fianco a loro perché, soccorrendo quarantadue esseri umani indifesi, in verità Carola Rackete difende ognuno di loro.

(ph. Shutterstock HomeArt)