Crisi di maggioranza a Vicenza, il motivo c’é. E vale 700 milioni

La decisione del sindaco Rucco di cambiare la giunta premiando una parte della Lega e punendo Fratelli d’Italia nasconde uno scontro politico su un centro di potere vitale. Che passa anche da Verona

Ma perché il sindaco di centrodestra di Vicenza, Francesco Rucco, si é infilato da solo in una crisi di maggioranza? Come mai giovedì 27 giugno ha voluto cambiare la giunta con un rimpasto che gli è valso il passaggio all’opposizione di un intero gruppo, Fratelli d’Italia? E’ masochista? O un motivo più o meno razionale esiste? Il Giornale di Vicenza, sabato 29 giugno, pensava di no: siamo di fronte a un «buio indecifrabile», mancando, «almeno nell’ufficialità delle dichiarazioni, un pomo della discordia degno di questo nome». Una specie di misterio trinitario, il terzo segreto di Fatima. Noi di Vvox, lo stesso giorno del rimescolamento, scrivevamo già che é «Aim il vero pomo della discordia, fra Rucco (che gestisce personalmente la delega alle partecipate) e FdI. O più precisamente, fra FdI e la Lega. Anzi, ancor più in dettaglio, con quella parte di Lega rappresentata a Vicenza dal segretario cittadino e assessore allo sport Matteo Celebron, e che ha i suoi vertici nel presidente del consiglio regionale (e fresco consigliere delegato vicentino ai controlli di vicinato, sic), Roberto Ciambetti, e nel segretario regionale uscente Toni Da Re, nonché nel capogruppo a Palazzo Ferro Fini, il bassanese Nicola Finco».

A questi nomi va aggiunto quello di un non politico che tuttavia si vede spessissimo a Palazzo Trissino, non si capisce bene a che titolo se non quello, politico ma non istituzionale, di essere stato lo «stratega» della campagna elettorale di Rucco: Alberto Serafin. E infatti é a lui che si riferiva il coordinatore regionale di Fratelli d’Italia, l’infuriatissimo Sergio Berlato, quando ieri dichiarava al GdV che «chi ha causato questo terremoto è lo stratega, nel senso dialettale del termine e quindi “tega grande”, che ha suggerito a Rucco di fare questo rimpasto». Serafin, della società di comunicazione Alquadrato, è più di uno spin doctor: é il consigliori del sindaco, nonché l’anello di collegamento fra la Lega di cui sopra ed Elena Donazzan, l’assessore regionale da poco entrata in Fratelli d’Italia inaugurando una inedita coabitazione con l’acerrimo nemico Berlato. Perciò è perfettamente verosimile quel che sostiene il leader di FdI. Fra l’altro, il Serafin sta allungando i tentacoli un po’ ovunque, nella sfera d’influenza dei due enti guidati da Rucco ossia Comune e Provincia: in quest’ultima si è aggiudicato il bando per l’ufficio stampa, e lo stesso in Viacqua, mentre nella multiservizi comunale Aim è stato recentissimamente incaricato di una consulenza per gestire fino a dicembre la comunicazione «in particolare per tutto quello che riguarda la fusione fra Aim e Agsm», ha detto il presidente di Aim, il leghista Gianfranco Vivian, al Corriere del Veneto di ieri.

E di qui torniamo a bomba, perché due settimane fa a Verona il Serafin stranamente presenziava, stando ai beninformati, ad una riunione congiunta dei capigruppo delle maggioranze vicentina e veronese il cui unico argomento all’ordine del giorno era l’aggregazione fra Aim e l’omologa scaligera, Agsm (in foto, a sinistra il sindaco veronese Federico Sboarina con Rucco). Sommando i fatturati, una holding da 700 milioni di euro. Qualcuno, in quella sede, ha fatto tuttavia notare che la sua presenza era immotivata, e lo avrebbe fatto uscire cortesemente dalla stanza. Ma che il contenuto del meeting fosse delicato, lo dimostra anche il fatto che sarebbe stata fatta firmare a tutti una dichiarazione di riservatezza. L’unico a non apporre la firma sarebbe stato Andrea Berengo. Che è il capogruppo berico di Fratelli d’Italia, il partito che una settimana dopo sarebbe stato estromesso dalla giunta con la cacciata della assessore Dotto. Questo a conferma che il nodo attorno a cui si è aggrovigliato il ginepraio é, appunto, Aim.

Berlato si è messo di traverso alla Lega (corrente Da Re-Ciambetti-Finco-Celebron), ponendo il problema politico dello strapotere monopolistico del Carroccio sulla cassaforte dei due capoluoghi, le multiutilities destinate a fondersi. I leghisti, che secondo i maligni avrebbero l’adesione di Rucco in tasca, hanno indotto quest’ultimo a “punire” il riottoso alleato. Serafin, in ottimi rapporti specialmente con Finco, deve aver consigliato in questo senso il suo Francesco. Di qui il rimpasto, che oltre alla berlatiana Dotto ha eliminato anche il povero Lucio Zoppello, sacrificato per far dispetto a FdI (l’urbanistica, infatti, è andata a Marco Lunardi, uno dei civici ch’era dato per possibile nuovo “acquisto” di Berlato). A rimetterci anche Claudio Cicero, ma qui la Lega c’entra meno: la relazione fra l’assessore alla viabilità e il sindaco è stabilmente pessima, e non potendo più contare su nessun consigliere in aula (D’Amore é andato con FdI), e per saziare ancor più gli appetiti leghisti, l’importantissimo referato dei lavori pubblici é andato al collega allo sport Celebron. Una decisione, questa, che a differenza del raus alla Dotto è difficilmente spiegabile con una mancanza di risultati da parte di Cicero. Tanto più se si pensa che sono rimasti intoccati assessori che hanno prodotto quanto se non meno della Dotto, come la Porelli giusto per dire il caso più eclatante.

Il 31 luglio si voterà il bilancio in consiglio comunale, e Fratelli d’Italia si è già riservata di poter anche non votarlo. Già dai prossimi giorni si potrà comunque capire se la giunta Rucco é davvero a rischio caduta, oppure no. Berlato sostiene che a ingrossare le sue file arriveranno altri due consiglieri, coi quali andrebbe a cinque e la maggioranza a quel punto non ci sarebbe più. Non fosse così, é più probabile che il cacciator furioso preferisca sfiancare Rucco colpendolo via via nei mesi che verranno ogni qual volta può, conquistando visibilità e identità in città (dove FdI è debolissima) senza prendersi la responsabilità di accoppare il centrodestra ad appena un anno dalla vittoria del 2018. Se questa giunta crolla, il candidato sindaco potrebbe non essere l’uscente, ma il leghista Roberto Ciambetti, garrulo presidente del consiglio regionale – comunica il suo pensiero un po’ su tutto l’universo mondo, tramite alluvione scientifica di comunicati – e non casualmente da poco delegato a Vicenza sui controlli di quartiere, cioé nel settore della sicurezza, di diretta competenza del primo cittadino. Con Ciambetti sindaco, Berlato sarebbe punto e a capo. Fa caldo, a Vicenza. Un caldo che si taglia coi lunghi coltelli…

(ph: Comune di Verona)