Incendio Brendola, «Il Veneto si sta distruggendo da solo»

Pubblichiamo il post Facebook dell’attivista “no pfas” Alberto Peruffo, sul devastante incendio avvenuto ieri a Brendola.

Questa è la terra dove… non si vive più. Mentre gli scellerati del Veneto concentrano, anzi, deviano, il loro concetto di sicurezza su migranti, superstrade, caselli autostradali, Olimpiadi tardoclimatiche, crescita continua di PIL e di altri parametri spannometrici, illimitati, la “nostra” terra brucia. Difficile trovare altre parole, tutti concentrati come siamo – sono – sulle false sicurezze. Così bravi a sputare odio e bile contro quattro poveri cristi, costruire città smart super sicure, videotutelate – ovviamente circondate o invase da zone industriali – ma certamente non in grado di disegnare un basilare piano di emergenza visto che sono deflagrate 1 o 2 o 3, non si sa quante, fabbriche. Perfino l’autostrada A4.

Il Veneto si sta distruggendo da solo. Non ha mai avuto un disegno chiaro. Dalla sua esplosione spannografica. Al posto delle competenze multiple, qui da noi è prevalso il generico «fai te che poi vengo avanti anch’io». L’importante è fare sempre qualcosa. Fare, fare, fare. Anche se sei un geometra e poi dirigi la sanità, oppure un fuoriclasse della comunicazione e controlli i beni ambientali, senza mai averli visti perché sei troppo impegnato a comunicare, a stendere comunicati stampa o querele per i giornaletti di Vicenza. Queste immagini sono un’epifania. Delle zone di rispetto. Decine di migliaia di cittadini sottoposti ad allarme chimico. Tra Montecchio e Brendola, una vernice stesa, pulviscolare, tra gli epicentri di questo e altro. A poche centinaia di metri dai previsti caselli, SPV, TAV, sistema delle tangenziali venete e mi, auspico, da uno zoo di leoni.

Curioso, tangenziali ha la la stessa radice di “tangenti”. Curioso, notate come la nuvola tossica viaggia verso Vicenza, per via tangenziale; mentre, per via laterale – ci diranno i meteorologi – risale verso Trissino. Nostalgia, credo. A Trissino, torna a casa. Ivi si producono – ora non più, ma percola il ricordo – le tonnellate di sostanze che serviranno per spegnere l’incendio. I Pfas per le schiume antincendio. A Vicenza, invece, fino a Venezia, ad est del nordest, nei centri politici dello Spannoveneto, si lavora indefessamente giorno e notte per costruire un Veneto suicida, oggi quasi assassino, che tuttavia sia pure curatore fallimentare di se stesso. Pronto a farti bella pure la tomba.

n questi giorni son partiti due amici, conoscenti. Uno si è suicidato, l’altro, l’altra, è stata fulminata da un cancro. Poi l’incendio. Già, neppure post mortem si può stare tranquilli. Qui in Veneto. Neppure nel lutto. Non c’è tempo per trascurare gli affari. Neppure quando sei morto. Devi pensarci prima. Dai tempi degli esordi della civiltà paleolitica, ops, paleocattolica. Quando l’altrove non era così inquinato. Neppure da immagini come queste. Che ti seguono ovunque. Tra i figli dei figli. Sì. Resta una cosa sola da fare, sempre qui, in Veneto. Che non è mai stata fatta.