Verona, vicolo cieco per Agsm: tutta colpa della politica vorace

Il sogno di creare una multiutility veneta è fallito miseramente. E ora regna l’immobilismo

«Posso perdere una battaglia, ma non un minuto», diceva Napoleone, che della velocità aveva fatto l’arma principale delle sue strepitose vittorie. Ma la politica è un’altra cosa. In ogni decisione, anche quando ci si arriva, i tempi sono biblici. E di conseguenza spesso il risultato sono sonore sconfitte (per i cittadini e il denaro pubblico). È il caso di AGSM, la più ricca tra le società partecipate del Comune di Verona, una public utility, gioiosa macchina da profitti per la casse del maggiore azionista, un po’ meno per le tariffe e la qualità dei servizi offerti agli utenti.

Assegnata ormai due anni fa all’avvocato Michele Croce – uomo forte di una lista civica che della trasparenza e della professionalità aveva fatto la propria bandiera – per lungo tempo é andata avanti senza arrivare a nessuna conclusione, pressata dall’inevitabile necessità da un lato di diventare più grande (fondersi con altre aziende del settore), e dall’altro di mettersi sul mercato (cedere le quote pubbliche). Al momento AGSM è nelle mani di un manager di valore (in foto, il sindaco Federico Sboarina con il cda, ndr), ma la guida purtroppo resta sempre politica e gli esiti permangono così rallentati e incertissimi.

Intanto, con il passare del tempo, il quadro delle alleanze possibili si è fatto sempre più ristretto. In particolare, da quando si è realizzato l’accordo tra Ascopiave e la bolognese Hera, il sogno di creare un polo veneto delle multiutility è fallito miseramente e definitivamente. A Verona non sono rimaste al momento che due strade: una minimale e in ogni caso non definitiva, che prevede la fusione con la vicentina AIM (ma qui da tempo è scattata la sindrome dei capponi di Renzo); l’altra più importante e verosimilmente risolutiva sarebbe quella della fusione con il gigante lombardo di A2A. A ben vedere ci potrebbe essere una terza opzione, quella ci confluire in A2A dopo aver realizzato la fusione con la municipalizzata vicentina, con maggiori possibilità di contare un po’ di più, ma qui torna in ballo la frase di Napoleone, e così ogni giorno che passa il potere contrattuale dei veneti è calato fino quasi ad azzerarsi.

Forse sarà anche una mancanza di strategie precise, ma non credo. Il problema al solito è la politica, che avrà pure i suoi tempi, ma che con la sua abitudine trovare sempre un compromesso tra interessi divergenti, dimostra nuovamente di essere geneticamente inadatta a gestire aziende che debbano operare in regime di concorrenza. Loro non lo sanno, ma la nostra è una classe dirigente politica che nella prassi assomiglia in maniera terrificante alla nomenklatura sovietica, noncurante della modestia dei risultati.

Oggi la voracità della politica, accompagnata dalle debolissime competenze dei leader locali e nazionali, può produrre solo questi risultati. Le vicende di tutte le aziende pubbliche e parzialmente pubbliche, dalla sanità alla cultura, dai trasporti alle attività fieristiche, ancora in mano alla gestione della politica e dei suoi uomini/donne, sembrano fatte apposta per attestare un’indiscutibile superiorità dei privati sul pubblico, priva di nessun fondamento e tale solo in virtù della clamorosa modestia della nostra classe politica dirigente. Che non sarebbe un dato di fatto irreversibile, se solo volessimo. Intanto AGSM è in un vicolo cieco e fintantoché sarà la politica a deciderne il destino, qualsiasi sia l’esito, il risultato non potrà essere che quello di impoverire ulteriormente le nostre comunità.

(ph Facebook Sborarina Sindaco)