Il pediatra, ‘calo nascite collegato con crisi economica’

Roma, 3 lug. (AdnKronos Salute) – Il nuovo crollo delle nascite nel Belpaese – l’Istat segnala il minimo storico nel 2018 dall’Unità d’Italia – non stupisce il pediatra di Milano Italo Farnetani, che da anni monitora il fenomeno. Se i neonati iscritti all’anagrafe sono stati 439.747, con un calo del 4% rispetto al 2017 (-18 mila in valori assoluti), “io ho sempre interpretato i dati del calo demografico negli ultimi anni come un effetto dell’andamento dell’economia reale”, spiega all’AdnKronos Salute l’esperto, docente alla Libera università degli Studi di Scienze umane e tecnologiche di Malta.
Farnetani sottolinea “la situazione dei giovani italiani, costretti a lavori precari con contratti brevi. Tra cococo e lavori ‘a gettone’, è normale che i ragazzi abbiano difficoltà anche solo a pensare al consolidamento della famiglia. Offrire certi servizi o meno poi fa la differenza, e questo è un punto dolente nel nostro Paese: mancano i servizi per l’infanzia – rileva il pediatra – La riduzione del concepimento, comunque, non la ritengo un fatto inarrestabile. Il dato tornerà in salita nel momento in cui l’economia reale tornerà a crescere, e di conseguenza anche l’occupazione”.
Inoltre, osserva Farnetani, “questa riduzione della natalità ha anche un aspetto positivo: oggi i genitori hanno sempre più spesso delle gravidanze consapevoli e quella di concepire un figlio è una scelta che si fa quando sanno di poter offrire alla prole una situazione di sicurezza e di benessere”. Per lo specialista, comunque, “la natalità nel Belpaese riprenderà nei prossimi anni, ma è bene cominciare a programmare i servizi futuri in base ai nati di oggi. Queste statistiche garantiscono una possibilità di programmazione importante, che va sfruttata”, conclude.