Tav Bs-Pd, la balla del rischio penale: un rospo per grillini

Non è vero che fermarla costa troppo e non è utile ai pendolari. Certo invece il costo sconveniente: 69 milioni al chilometro

L’analisi costi-benefici dell’alta velocità Brescia-Padova è stato reso pubblico, insieme alla stupefacente decisione di realizzarla. Pensando al ministro grillino Toninelli tornano alla mente Tomasi di Lampedusa e il suo Tancredi nipote del principe di Salina: «Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi». Ci ricordiamo tutti i proclami sul progetto definito inutile e costoso, emblema della degenerazione politico-affaristica dell’Italia sprecona. Poi, invece, in sequenza è arrivato l’ok, prima per la Torino-Lione e oggi per la Brescia-Padova. Potremmo definirla la legge di Posner, dal nome del filosofo americano secondo cui i diritti vanno giudicati sulla base della loro valenza economica (“Law and Economics”).

A chi serve la tratta Bs-Pd? A un sistema economico locale che sente la crisi da domanda interna e ora anche quella estera, e quindi spinge ancora una volta a bruciare preziosi e sempre più scarsi soldi pubblici. Secondo l’analisi del professor Ponti e del suo staff, basati su scenari prodotti da Rfi, l’ipotesi progettuale presenta un valore negativo di 2,3 miliardi di euro ovvero quasi la metà di quanto presentato nel 2017. Ma la relazione giuridica che accompagna quella tecnica parla di un rischio economico dovuto a eventuali penali da pagare al concessionario Cepav 2 fra 0 e 1,2 miliardi. Ora, Cepav 2 (in cui figurano Pizzarotti al 20,5% e la vicentina Maltauro/ICM con un altro 20,5%) è controllata al 59 per cento da Saipem, a sua volta controllata da Eni e Cassa Depositi e Prestiti: sarebbe assurdo che una società pubblica aprisse un contenzioso contro un’altra società di proprietà pubblica, Rfi, su un progetto ottenuto senza gara 28 anni fa. Nel 1997 l’allora ministro Burlando (Pd), in merito a penali sui contratti Tav, citava un 4% del costo di investimento, quindi 137 milioni di euro per la Bs-Pd. Era in errore, Burlando? Sono cambiati i contratti sottoscritti nel 1991?

Ancor più eloquente l’articolo 131 comma 2 della legge finanziaria del 2001 (legge 388 del 2000): “Sono revocate le concessioni per la parte concernente i lavori di cui al presente comma rilasciate alla Tav Spa dall’ente Ferrovie dello Stato il 7 agosto 1991 e il 16 marzo 1992 (…) La società Ferrovie dello Stato Spa provvede, direttamente o a mezzo della TAV Spa, all’accertamento e al rimborso, anche in deroga alla normativa vigente, degli oneri relativi alle attività preliminari ai lavori di costruzione, oggetto della revoca predetta, nei limiti dei costi effettivamente sostenuti alla data di entrata in vigore della presente legge”. Erano tutti asini, gli uffici che scrissero la legge finanziaria del 2001? Il terrorismo del rischio penale serve a far mandar giù il boccone amaro agli elettori del M5S: questa è la verità.

Quanto al merito, non mi dilungo perché su questo giornale online lo abbiamo già spiegato in tutte le salse, che è un progetto inutile e, semplicemente, non conveniente (8,6 miliardi per 125 chilometri: quasi 69 milioni di euro al chilometro!). Diciamo solo quanto sia ridicolo l’argomento dei pendolari: l’alta velocità si rivolge a una domanda di lunga distanza, non ai pendolari. Ci arriva anche un bambino. Evidentemente, lorsignori considerano gli elettori degli infanti. Se ne accorgeranno alle prossime elezioni.

ph. Imagoeconomica