Wanda Nara può ancora fare il procuratore di suo marito Icardi?

Il nuovo Regolamento degli Agenti sportivi mette ordine nella professione, nei rapporti fra società e calciatori, nei compensi. E blocca l’invasione dei Settori Giovanili

Wanda Nara, la moglie del centravanti dell’Inter Mauro Icardi, può ancora essere la procuratrice di suo marito? La risposta è no, anche se lei continua a farlo impunemente. Lo stop arriva dal Regolamento degli Agenti Sportivi in ambito calcistico (è la nuova denominazione ufficiale degli ex-Procuratori), emanato dalla Federcalcio il 17 aprile conformandosi all’analogo Regolamento adottato dal CONI due mesi prima per normare la attività degli agenti di atleti e società sportive.

È l’articolo 9 della nuova regolamentazione federale a delegittimare la signora Icardi: «l’esercizio dell’attività di agente da parte di un cittadino extra UE deve obbligatoriamente avvenire mediante la sottoscrizione di un “accordo” con un agente autorizzato ad esercitare l’attività in Italia». La Nara è argentina e quindi non può fare in Italia la manager del marito. Come se non bastasse, lo stesso art. 9 la obbliga anche ad allegare alla copia dell’accordo con un agente italiano «il documento che autorizza il cittadino extra UE ad esercitare l’attività di agente nella nazione di appartenenza». Non risulta nelle sue biografie che madame Icardi sia mai stata procuratrice sportiva nel suo paese. Faceva l’attrice e la modella, infatti.

La domanda da farsi quindi è come Wanda Nara sia riuscita negli ultimi anni a rappresentare senza titoli suo marito nei rapporti con l’Inter, dimostrando -bisogna riconoscerlo- una notevole abilità nello spennare la società nerazzurra. La responsabilità è della FIFA, che nel 2015 ha deciso di applicare una drastica deregulation alla professione, riforma che, recepita in Italia, si è tradotta principalmente nella abolizione dell’esame di abilitazione previgente e dell’albo di categoria. E così negli ultimi tre anni si è assistito, a fianco dei calciatori, all’arrembaggio di parenti, amici e personaggi strani. Contemporaneamente (e conseguentemente) le relazioni calciatori-società hanno subìto un diffuso peggioramento in termini di correttezza e trasparenza.

Il gioco delle parti insomma si è inquinato. I procuratori di giocatori (ovviamente non sono tutti così, ci sono anche quelli professionali) sono diventati i veri «dominus» delle trattative e non sempre hanno consigliato bene i loro assistiti (vedi Wanda Nara, appunto). Per di più si è registrata un’invasione di procuratori nell’area dei Settori Giovanili, a caccia di ragazzini promettenti da mettere sotto contratto promettendo ingaggi da parte di società, i cui dirigenti spesso erano conniventi. Insomma, era ora di cambiare le cose e bene ha fatto il Comitato Olimpico a intervenire con una riforma seria che ha obbligato le federazioni, in primis la FIGC, ad adeguarsi.

La novità più rilevante è la reintroduzione dell’esame di abilitazione, che diventa addirittura doppio. Prima una prova di carattere generale al Coni e, se avrà superato questo primo step, l’aspirante agente dovrà affrontare un esame più specifico presso la Federazione. È prevedibile che la prospettiva del doppio esame provocherà la scomparsa dei procuratori fai-da-te. E se qualcuno si ostinasse a operare senza titolo professionale, la sanzione è drastica: la nullità dei contratti conclusi.

Un altro dei papocchi più frequenti e deleteri eliminati dal nuovo Regolamento è quello della pluri-rappresentanza, il caso cioè che l’agente lavori nell’interesse di più parti: società cedente, calciatore, società acquirente. La confusione dei ruoli e dei rapporti nelle negoziazioni era spesso diventata fonte di ambiguità se non peggio. Adesso invece tutto dev’essere chiaro dall’inizio, il manager dovrà stipulare un mandato con ognuna delle parti e tutte dovranno dichiarare di esserne al corrente e dare consenso scritto.

Un’altra bella regoletta introdotta riguarda la forma di pagamento dei compensi dell’agente. Obbligatorio il bonifico bancario, per assicurare la tracciabilità del denaro corrisposto. Oddio, sarebbe ingenuo illudersi che questa misura riesca a bloccare il giro di nero diffusissimo nel calcio, però almeno ci si prova. Grazie anche al «coordinato disposto» con l’art. 5.8 che fissa per la remunerazione il tetto del 3% del lordo percepito dal calciatore o del valore del trasferimento.

La Figc però stranamente non ha recepito fino in fondo le disposizioni Coni in tema di trasparenza. Mentre infatti il Regolamento del Comitato Olimpico impone che, entro il 31 dicembre, società e atleti comunichino i «dati analitici» relativi a tutti i corrispettivi erogati nel corso dell’anno ad agenti sportivi, quello della FIGC si limita a pretendere quelli «aggregati». Quindi non si potrà sapere (se non deducendoli dai bilanci delle società) i compensi pagati ad ogni agente. Non proprio il massimo della glastnost, tenuto conto che ci sono stati parecchi casi di pagamenti non registrati.

Una grande riforma infine è quella introdotta per i calciatori minorenni: prima dei 16 anni il giovane non può farsi assistitere da un agente, per la validità del cui incarico serve inderogabilmente la firma dei genitori. Ma, soprattutto, l’attività dell’agente deve essere gratuita. Vediamo se spariranno dai campetti dove giocano gli Under certi avvoltoi, portatori di illusioni e spesse anche di truffe.

(ph. Gennaro Di Rosa Shutterstock)