“Speed” di Casa: guardare dentro l’abisso. Divertendosi

Nonostante il tema oscuro della droga, il romanzo scorre con velocità. E tiene il lettore con il fiato sospeso

Il romanzo uscirà solo l’11 luglio del corrente anno, dunque rilassiamoci e andiamo con calma. Lasciamo pure che Antonio Scurati, con il suo “M. Il figlio del secolo“, si goda la sbronza del pessimo liquore che dà il nome al premio da lui appena ricevuto. Voi non bevetelo, optate piuttosto per del mirto sardo, del meloncello napoletano, rigorosamente fatti in casa. Per dirla con Rimbaud, “un liquore non tassato, della fabbrica di Satana”.

Scherzi a parte, se lo Strega vi ha deluso, noi vorremmo consigliarvi un romanzo che, per questioni temporali – la data di uscita – e di altro genere – ve le lascio solo immaginare –, non figurerà mai nella famosa cinquina finale. Si tratta di “Speed” (Castelvecchi), scritto da Giuseppe Casa, già autore per TransEuropa, Il ClownBianco e Rizzoli. Lo scrittore in questione ha lo straordinario pregio di una camaleontica capacità di immedesimazione, come di rado si potrà notare nella attuale narrativa italiana. Usando costantemente  la prima persona nei suoi testi, di volta in volta, Casa è stato un po’ di tutto: un naziskin (“Veronica dal vivo”), un assassino (“Io non sono mai stato qui”), e infine un drogato nichilista e vagamente decadente (“Speed”). Sempre evitando una prospettiva distaccata e giudicante, si è calato nei meandri di anime oscure e dei loro inquietanti pensieri. Parafrasando Nietzsche, ha guardato nell’abisso che c’è in ognuno di noi, nell’ordinaria quotidianità di tanti personaggi che ci ruotano intorno.

“Speed” è la storia di un infermiere professionale, ex – per modo di dire – tossicodipendente e del suo tentativo di ricostruirsi una vita normale, con una moglie e un figlio in arrivo. Senza spoilerare eccessivamente, si può tranquillamente dire che non ci riuscirà. Perché? Troppa siderale oscurità dentro («Ogni giorno mi limito a svegliarmi, fare la doccia, vestirmi e infilarmi ancora una volta in quell’incubo ad occhi aperti in cui si è trasformata la mia vita. Ho una crisi di mezz’età? A quarant’anni? Ho sentito di alcuni miei coetanei che a quest’ora cominciano a diventare impotenti o credenti. O entrambe le cose. Ho sentito anche di cinquantenni sui social che si tempestano il corpo di orecchini e tatuaggi e vanno in giro con macchine decapottabili o ballano su yacht sculettando come checche isteriche e mi chiedo se sto correndo lo stesso pericolo. Ma se negli ultimi tempi ho lavorato per una quantità d’ore disumana, come giustificazione dei miei disturbi dovrebbe bastare e avanzare»).

Ma, direte voi, “a me che me ne frega della vita di un tossico?”. Effettivamente, è facile che uno abbia già le sue rogne. La storia però non è uno studio sociologico, o un memoir stile “Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino”. L’intreccio è avvincente – forse molto più che nei precedenti suoi testi –, tiene con il fiato sospeso. Nel mentre, come è giusto che sia quando si fa letteratura, Casa coglie l’occasione per piazzare qui e lì le sue perle che rifulgono come mine antiuomo al momento della detonazione («Comincio a pensare a tutte le cose buone che fanno i sindacati per i lavoratori negli ultimi anni e non mi viene in mente nulla»; «Oggigiorno è impossibile andare al lavoro senza l’aiuto di qualcosa. Oggigiorno senza una droga non vai da nessuna parte. Dovrebbero prescriverla per legge. E punire chi non la prende. Uno che va al lavoro senza drogarsi non è normale»; «Cambio canale e seguo un programma di cucina. Un tizio mena fendenti da macellaio a una lattuga posata su un tagliere. Non mi capacito mai di come a un uomo possa fregare qualcosa della cucina, delle pentole e dei piatti. Non ho idea di cosa possa indurre un uomo a occuparsi di crema pasticcera e pasta sfoglia. Che problemi hanno?»).

Insomma, l’avrete capito, questa moderna tragedia cinica e violentemente lisergica – ah, come le racconta lui le visioni del drogato! – è anche estremamente divertente. Buttatela giù senza pensarci. È possibile che vi intossichi, ma certo non vi farà del male.

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