Luce e gas, quel caldissimo risiko leghista fra Vicenza, Verona e Milano

Ecco cosa prevede l’accordo con FdI che (per ora) ha salvato il sindaco vicentino Rucco. Ora il fronte si sposta sull’Adige

A Vicenza si sta giocando il primo round, fra politica e affari, di una partita sulle ex municipalizzate che riguarda anche Verona, e sconfina dal Veneto in Lombardia per arrivare fino a Milano e Brescia. La crisi di maggioranza che in queste ultime settimane ha spinto sul ciglio del burrone il sindaco vicentino di centrodestra, Francesco Rucco, deriva infatti dallo scontro sul futuro della multiutility comunale Aim, in protratto stato di trattativa con l’omologa veronese Agsm per l’aggregazione, tappa in sé pacificamente accettata da tutti. Molto più contestato é invece il come sarà progettata, e ancor più criticata é la prospettiva che le due aziende si accordino già con un terzo «partner industriale», che sarebbe il gigante lombardo A2A (qui un precedente articolo di Vvox).

Uno dei partiti al governo a Vicenza, Fratelli d’Italia (FdI), per aver opposto il diniego a un’operazione che così come si profila é giudicata troppo a rischio svendita, ma che è politicamente sponsorizzata da una parte importante della Lega (asse Celebron-Finco-Ciambetti), si è vista silurare la sua assessore Isabella Dotto, in un “rimpastino” di giunta – che ha fatto anche altre vittime – e che ha indotto il coordinatore regionale di FdI, Sergio Berlato, ha uscire temporaneamente dalla maggioranza. Fino all’accordo di ieri siglato con Rucco, in calce l’autorevole firma del segretario nazionale organizzativo del partito Giovanni Donzelli (che vuol dire Giorgia Meloni, la leader). Un’intesa lasciata all’anodino linguaggio cifrato del politichese, ma che nasconde sostanzialmente due impegni: a livello amministrativo locale, una delega “pesante” a FdI in un probabile “rimpastone” a settembre/ottobre (si parla della sicurezza, con il sindaco formalmente assessore ma che delega, appunto, a un esponente berlatiano il referato), con possibile secondo rimescolamento di poltrone, più esteso e dunque ancora più minato e pericoloso; e soprattutto, il rinvio di ogni decisione su Aim con il coinvolgimento di Berlato&C sulle scelte, finora considerate invece dalla Lega di cui sopra una sua esclusiva spettanza.

Dal punto di vista tecnico, il processo sta andando avanti. Aim e Agsm hanno incaricato l’advisor Roland Berger di preparare un dossier sui possibili alleati, che potrebbe essere già portato all’attenzione del cda di domani della multiservizi scaligera. Non casuale dunque la dichiarazione di ieri, riportata anche sulla stampa veneta di stamattina, del presidente di A2A, Giovanni Valotti, che ha confermato la «mappatura dei soggetti industriali potenzialmente rilevanti» da parte delle due venete, e ha lanciato un messaggio che, volendo rassicurare, è in realtà la spia dei timori di Fratelli d’Italia a Vicenza: «la partecipazione di A2A – ha detto Vallotti – sarebbe di minoranza senza alcuna ambizione di salire in maggioranza, perché noi non abbiamo obiettivi di alcun tipo di acquisizione di imprese, ma di partnership per rendere queste imprese più competitive e più grandi e perchè si difendano dagli attacchi che ormai sono in atto su tutti i territori». A parte le eventuali ironie sul tono quasi altruistico del proposito, come sa chiunque sappia un minimo come va il mondo industriale delle utilities pubbliche, se un soggetto forte entra nell’azionariato anche con una quota ultraminoritaria, con successivi aumenti di capitale a cui i Comuni-azionisti non possono far fronte, il socio prima debole diventa via via sempre più forte. Fino a conquistare il controllo.

Nel frattempo, Verona e Vicenza si stanno parlando per mettere a segno il primo passaggio, la fusione fra loro. A occuparsene è, con consulenza apposita, l’ex presidente di Acque del Chiampo e già stratega della campagna elettorale di Rucco, l’onnipresente Alberto Serafin della società di comunicazione Alquadrato. Fratelli d’Italia aveva proposto una soluzione più morbida, una newco, ovvero una società del tutto nuova e terza rispetto ad Aim e Agsm, così da determinare i rispettivi pesi senza farsi condizionare dalle grandezze diverse (Agsm fattura quasi il doppio di Aim, 427 milioni contro 270, dati 2018). La difficoltà che ha estenuato le trattative in questi anni sta infatti tutta, naturalmente, in chi, quanto e come comanderà.

Nel 2017, presidente di Agsm l’allora tosiano Fabio Venturi e amministratore unico di Aim il variatiano Paolo Colla, si era giunti alla famosa quadra, ma poi le elezioni comunali a Verona e i mortali problemi di salute che hanno purtroppo colpito Colla hanno sospeso il percorso, in stanbdy fino alle elezioni a Vicenza nel 2018 e ripreso da Rucco nella seconda metà dell’anno scorso, fino all’evoluzione degli ultimi tempi. Con una fazione della Lega berica che ha voluto far sentire chi tiene lo scettro del potere, e un’altra, quella che fa riferimento al segretario provinciale Erik Preto e all’europarlamentare Mara Bizzotto (con propaggine in Comune nel capogruppo in consiglio Andrea Pellizzari) che invece resta ancora riottosa e insoddisfatta. Non solo, ma anche il Carroccio di Verona non è per nulla contento: non tanto del matrimonio con Vicenza, piuttosto dell’eventualità di finire in pasto ad A2A. Ma qui entra in gioco il ministro-factotum Lorenzo Fontana, braccio destro del lider maximo Salvini e da poco nominato commissario plenipotenziario per il Veneto. A Vicenza, il segretario cittadino e assessore Celebron é molto vicino a Fontana. Mentre a Verona, l’intera Lega vuol dire praticamente Fontana. Insomma se questi, cioè Salvini, decreterà via libera al triangolo Agsm-Aim-A2A, tutta la Lega si metterà sull’attenti e si ricompatterà.

A Verona, a seguire le vicende di Agsm con particolare passione, oltre ai leghisti che al solito, da buoni leninisti, manovrano sottotraccia, sono due suoi ex presidenti, Venturi e Michele Croce, azzoppato quest’ultimo dal sindaco Federico Sboarina che al suo posto ha messo Daniele Finocchiaro, un tecnico puro. Secondo Croce, una defenestrazione dovuta alla sua ostinata ricerca di creare una multitutility veneta (affondata comunque dalla preferenza della trevigiana Ascopiave verso l’emiliana Hera, che le ha fatto un’offertona che non poteva rifiutare) o in alternativa un risiko di accordi, già sondati ma mai andati in porto, oltre che con Vicenza anche con Mantova, con Trento, o con Bolzano. Ma la linea dettata dalla Lega a Sboarina e Rucco é chiara, ed è in direzione Lombardia. Che poi significa Milano e Brescia, due Comuni amministrati dal centrosinistra.

Un affare trasversale, dunque. Molto più di business che politico in senso stretto. Venturi, in un recente post su Facebook, paventa numeri di bilancio in discesa per Agsm e polemicamente si chiede se «per colpa di questi numeri negativi siamo costretti a svenderci ai milanesi di A2A». Croce, di rimando sempre sui social, riguardo l’aggregazione con Aim e alludendo nel finale ad A2A ha scritto: «io e il CdA avevamo espresso forti perplessità in quanto dopo aver assunto una analisi indipendente da parte di una primaria società di consulenza erano emerse forti criticità: in sostanza un forte sbilanciamento in favore di Vicenza, realtà tuttavia ben più piccola rispetto a Verona. Avevo così ripreso le trattative, con AIM Vicenza e con AscoPiave nell’ottica veneta, che poi mi è stato impedito di portare avanti, con la sfiducia pilotata da qualcuno che ha in mente orizzonti diversi per Agsm». La guerra veneta delle utilities, chissà se più utile ai politici o ai cittadini, continuerà.