Grandi Navi fuori da Venezia. E basta

Si rischia un disastro: chi ancora media, promette e gioca allo scaricabarile sarà responsabile

Io non sono un sovversivo. Ma non vi credo più. Dopo 30 anni di politica vista e vissuta da dentro, da fuori, da sopra e da sotto, non credo più alla mediazione. Perché voi, politici, amministratori e nominati “in quota”, rossi, bianchi, verdi, fucsia, gialli e neri, avete fatto carne da macello della politica e della gestione della cosa pubblica come arte della mediazione. A Venezia, con le Grandi Navi, la vostra mediazione non si è rivelata strumento di risoluzione di un problema gigantesco, ma è diventata l’arte della melina, delle mezze parole, delle finte schermaglie che finiscono in stallo, delle promesse smentite in un battito di ciglia, delle ripromesse che durano da un’eternità.

Non sono un sovversivo e non voglio neppure colorarmi indelebilmente l’anima di nero-rabbia cieca, come quella di chi ha urlato ai venti quel «disgraziati, delinquenti», come fosse un mantra in grado di sventare la collisione. Ma sono nero di disperazione, come lo sbuffo di quel rimorchiatore che con la forza della disperazione ha salvato Venezia da un incidente sicuro. Nero di inquietudine, come il nero di quel cielo che prometteva tempesta e che ha mantenuto le promesse e le premesse per un disastro ignorato da chi invece aveva il dovere di evitarne il minimo rischio.

Non sono un sovversivo. Ho però voglia di sperare ancora in un ribaltamento. In un sottosopra in grado di disincagliare Venezia. Cerco fari, nel sotto e nel sopra, perché nel mezzo di chi perde tempo in finte mediazioni ormai è buio pesto ed è impossibile trovare una rotta per uscir fuori da questo indecente ed incivile viavai di mostri marini nel cuore della città.

E’ una sconfitta, sebbene umanamente comprensibile, plaudire ai rimorchiatori della salvezza. Perché il problema è solo sventato, rinviato. E’, a suo modo, un plauso che serve ai “mediatori” per continuare a prendere e perdere tempo. L’unica soluzione civile è l’espulsione delle Grandi Navi dalla laguna di Venezia e sono altri i rimorchiatori indispensabili per trainare lontano (anche dalle sirene di chi recita il piagnisteo della perdita economica e dei posti di lavoro) questi bestioni. E i motori di spinta decisivi stanno nel “sotto” e nel “sopra”.

Nel “sotto” di un’opinione pubblica, non solo veneziana e non solo “militante”, che si schiera apertamente non tanto e non solo contro le navi da crociera bensì a difesa di un principio di rispetto, di tutela materiale ed immateriale che si deve ad un grande patrimonio comune. Il capitolo Grandi Navi sta gradualmente scivolando in una deriva già vista altrove ed in altre situazioni, fatta di allarmi ripetuti e puntualmente, colpevolmente ignorati. Il motore di “sotto” è quello di persone che non ne possono più, da Venezia a Taranto, a Genova alle grandi opere realizzate con i rifiuti tossici (tanto per restare alle ultime grandi derive) per essere trattati, loro ed il loro territorio, come carne da macello. Io sono, mi schiero, tra loro.

Il motore di “sopra” sta in uno Stato giusto ed onesto, fatto di persone che rappresentano lo Stato in modo coraggioso. «Siamo stati avvertiti già due volte, ci è andata bene una volta, ci è andata bene la seconda, non dobbiamo sfiorare la tragedia la terza volta, credo ormai sia sotto gli occhi di tutti che queste Grandi Navi non possono più continuare a passare», dice il Prefetto di Venezia. Io cerco il faro di questi rappresentanti dello Stato che dal “sopra”, e di fronte all’evidenza di una vergogna mondiale, non girano e non chinano la testa altrove.

Io non sono sovversivo ma credo nel sottosopra. In un sotto e in un sopra capaci di unirsi in un’alleanza non idiotamente rabbiosa, sovranista, “honesta” o giustizialista. Non credo più in una terra o in un mare di mezzo dove si pratica un infinito cabotaggio che serve solo a tutelare l’economia o l’ambientalismo di limitati territori di strapotere.
Non vi credo più, “mediatori”. Ma voglio ancora disperatamente sperare che qualcuno di voi decida con coraggio di agire, di uscire in mare aperto con la forza risoluta di quei rimorchiatori dallo sbuffo nero. Fatelo ora. Altrimenti, tutto quello che succederà per colpa delle Grandi Navi sarà esclusivamente colpa vostra.

(ph. Shutterstock)