Verona da Oscar: polenta e salame vincono sempre. Anche sui debiti

Eataly ha preso il posto di un’area destinata ad iniziative culturali, pagata dai veronesi. Ma la creatura di Farinetti ha i conti in rosso. E si rischia un flop

Sarà che è la capitale dell’agroindustria, ma a Verona vincono sempre i salami, i prosciutti e i formaggi. Anche contro le leggi della sana e prudente gestione. Figuriamoci se la battaglia è contro la cultura. Nella capitale dell’amore e dell’amarone, la città non ha dubbi: tra un’istituzione culturale o un’impresa o un progetto che odori di musica arte o letteratura da un lato, e l’ampliamento dell’offerta di insaccati, frutta, verdura, vino cibo e derivati del latte dall’altro, cittadini e classe dirigente preferiscono i salumi, non c’è lotta. Nemmeno se gli affari vanno male. E la notizia di questi giorni è che Eataly anche quest’anno avrà conti in rosso pesante: 17 milioni di passivo, patrimonio in calo, indebitamento in aumento, fatturato sotto le previsioni. Non seduce i mercati, ma conquisterà Verona.

La storia

La storia parte anni fa, quando il sindaco Zanotto, in un impeto “eversivo” rispetto alle abitudini veronesi, aveva concordato con la Fondazione Cariverona di destinare a finalità culturali un’importante area industriale alle porte di Verona, quei Magazzini Generali, voluti negli anni ’20 da un ex ministro fascista veronese, che pensava in grande per la propria città. E seguendo i desideri dello stesso sindaco Zanotto la riprogettazione dell’area era stata affidata all’architetto svizzero Botta, che tra le altre cose aveva previsto la ristrutturazione di una splendida cupola una volta utilizzata come ghiacciaia, a mo’ di Auditorium per la musica, struttura di cui la città, con la Fondazione Lirica priva di un proprio teatro (l’Arena è evidentemente … in prestito), era, è e sarà estremamente bisognosa.

Il mancato polo culturale

In realtà erano pochi i veronesi che avevano creduto che la realizzazione di un polo culturale – peraltro doviziosamente illustrato con gli abituali «rendering» sulle pagine dei giornali cittadini e già profumatamente retribuito almeno per le parcelle dei progettisti – avrebbe visto finalmente la luce. Sicché, pochissimi si erano sorpresi che, regnante il sindaco Tosi – allora già in fase di separazione dalla Lega e in avvicinamento al Pd – d’intesa con il declinante presidente di Cariverona ingegner Biasi, i due inopinatamente nell’inverno del 2014 avevano deciso di cambiare radicalmente la destinazione d’uso dell’area già assegnata ad attività culturali e avevano siglato con l’ex proprietario di Unieuro Oscar Farinetti – ora novello alfiere del cibo all’italiana e soprattutto supporter amatissimo del premier Renzi – un accordo che prevedeva l’insediamento di Eataly all’interno della meravigliosa ex ghiacciaia, restaurata con i soldi dei veronesi.

Le prime difficoltà

Di fronte a una tale repentina ma prevedibile giravolta – apparentemente motivata da necessità di cassa da parte di Cariverona come del Comune – solo il silenzio dei veronesi, che in genere non amano essere presi per i fondelli, fu più fragoroso della grancassa della stampa locale, tutta presa a elogiare le virtù imprenditoriali di Farinetti, l’importanza anche culturale del suo business, l’arricchimento che la presenza di un nuovo grande negozio di alimentari al posto dell’auditorium avrebbe conferito alla città di Giulietta. Ma non tutte le ciambelle riescono con il buco, perfino quelle in vendita da Eataly, sicché qualcosa incominciò ad andare storto (la cultura, non subito, ma alla lunga si vendica): i costi di ristrutturazione e adattamento della ghiacciaia alle esigenze della salumeria di Farinetti lievitarono e incominciarono a rivelarsi non del tutto trascurabili, obbligando il successore di Biasi a riconsiderare l’economicità dell’affare. E mentre i lavori languivano, gli anni passavano e, come qualcuno aveva previsto, gli affari di Farinetti, almeno in Italia, andavano sempre peggio. Fino alle notizie di questi giorni che hanno informato anche i veronesi che non vogliono pensare, dei seri problemi finanziari di Eataly, del suo business che in Italia langue, e pertanto delle prospettive non rosee della splendida ghiacciaia veronese, sottratta alla musica, convertita e assegnata ai salumi e a questi vincolata con contratti pluriennali tali da impedirne eventuali e necessari usi differenti.

Il silenzio dei veronesi

Così alla fine – secondo l’aureo principio enunciato già da Carlo Maria Cipolla di un pessimo paretiano frutto della felice combinazione tra due comportamenti simultaneamente massimamente dannosi e inintelligenti – Verona darà una prova non proprio lusinghiera delle proprie capacità di progettazione e di intervento cittadino. Non avrà nessun Auditorium, benché sospirato e necessario; avrà in compenso impegnato un edificio importante per un’impresa dall’incerto futuro; e Cariverona (non meno del Comune), avendo solo fatto i conti della serva senza un minimo di programmazione e di consonanza con le proprie finalità istituzionali, rischierà di restare con un pugno di mosche, schiacciata tra le difficoltà economiche del locatario e i costi cresciuti per un restauro inutile e così fortemente caratterizzante. E come altre volte, i veronesi non ci faranno più di tanto caso. Per l’inaugurazione infatti è prevista una bella festa con polenta e salame per tutti.

(Ph. Imagoeconomica)