Immigrati, ora la Lega in Veneto vuole assimilarli: obiettivo “venetizzazione”

Non solo ruspe salviniane: il piano di Zaia dimostra che il sovranismo leghista si pone il problema dell’integrazione. Con buona pace della sinistra

Sul tema immigrazione anche il sovranismo scopre sfumature di pensiero e prospettive politiche divergenti, non appiattendosi sulle posizioni del Ministro dell’Interno. Questa è l’idea che sorge leggendo “il piano triennale di massima 2019-2021 di iniziative ed interventi nel settore dell’immigrazione” approvato dalla regione Veneto il 16 luglio. Il piano prevede 5 milioni di euro, reperiti fra fondi locali, nazionali ed europei, per l’integrazione lavorativa e sociale degli immigrati. Il Veneto è la terza regione per numero d’immigrati in Italia, con una netta prevalenza di arrivi dai paesi dell’est, in particolare Romania e Moldavia. Bisogna tenere a mente questo dato per comprendere l’unanimità con cui è stata approvata la proposta, e leggere le dichiarazioni d’area sovranista che l’hanno commentata. I leghisti e i 5 stelle veneti infatti non rinnegano la politica di respingimento dei barconi e la stretta sui permessi ai profughi del governo gialloverde, ma si pongono il problema su cosa fare con l’immigrazione balcanica.

Inclusione sociale

Un’immigrazione bianca, cristiana (per di più ortodossa, ma con una minoranza non trascurabile di cattolici), per lingua e cultura sicuramente più facilmente assimilabile di quella araba o subsahariana. Un’immigrazione che, detta brutalmente, non mette in discussione i pilastri dell’identità veneta. Non che la svolta sia euforica o senza perplessità: “I migranti rappresentano una risorsa preziosa per lo sviluppo del proprio paese d’origine” è stata la chiosa d’apertura della relazione da parte dei leghisti, una chiosa che rimarca la contiguità con l’ideologia fondativa del Carroccio. Però ci sono dei distinguo che sono più di semplici sfumature. Intanto l’argomentazione “gli immigrati ci pagano la sanità e le pensioni, facendo lavori che noi non vogliamo più fare” è ancora presente nel documento, ma occupa un ruolo secondario e non più centrale, come era prassi fino a poco tempo fa. Il problema centrale ora è l’inclusione sociale, ossia come trasformare questi lavoratori in persone integrate socialmente e culturalmente nel tessuto veneto.

Assimilare la seconda generazione

Dopo 25 anni (le prime ondate consistenti d’immigrati balcanici sono del 1994) scopriamo che gli immigrati oltre a mano d’opera sono pure esseri umani, e quindi hanno una socialità, dei valori, delle idee politiche proprie, ma compatibili -se non simili- alle nostre. Meglio tardi che mai. Lo scopriamo, non a caso, con l’emergere della seconda generazione, cioè con i figli nati in Veneto dagli immigrati di prima generazione. Sono i figli dei migranti i principali destinatari delle preoccupazioni sovraniste, che cominciano a ritenerli altro rispetto ai genitori, un altro ancora ignoto, problematico, che sarebbe meglio non ci fosse, ma dato che c’è bisognerà pur scendere a patti con loro. E quindi cosa pensano di fare per loro i sovranisti con i 5 milioni d’euro stanziati? Corsi di lingua, educazione civica, inserimento scolastico e lavorativo, prevenzione alla discriminazione.

Non solo ruspe

Quest’ultimo punto potrà sembrare paradossale, ma non lo è: il target di riferimento è infatti la seconda generazione, che si pensa di poter assimilare, “venetizzare” in qualche maniera, e in questa prospettiva la discriminazione nei loro confronti sarebbe controproducente. Bisogna farli sentire uguali a noi perché diventino uguali a noi, quindi il rimarcare ferocemente differenze e incompatibilità significherebbe farli sentire sempre stranieri, emarginati, non “venetizzati”. Nessun cedimento quindi al politicamente corretto o al relativismo culturale: il sovranismo non cede all’improvviso al fascino dell’altro, scopre piuttosto che l’altro si può assimilare con successo. Quindi lo sbigottimento della sinistra veneta è fuori luogo: il sovranismo non si fa ammaliare dalle sirene dell’idealismo, rimane cinico e pragmatico, scoprendo che una parte (e sottolineo una parte) del problema migratorio è più gestibile con l’assimilazione che con ruspe e rivendicazioni xenofobe.

Un’alternativa alla sinistra

Non un cambio di rotta, ma un’evoluzione coerente. Certo ancora timida, problematica, fatta senza troppa convinzione né entusiasmo, ma del resto ci siamo lamentati fino a ieri che il sovranismo per gli immigrati non prevedeva che bastonate, respingimenti e dichiarazioni d’odio. Da oggi dovremo tener conto che il sovranismo sta elaborando faticosamente una propria idea su come gestire l’immigrazione e l’integrazione, un’idea incompatibile con quella cara alla sinistra più o meno radicale. Staremo a vedere quali saranno i fallimenti ed i successi di questo nuovo corso.

(Ph. Shutterstock)