8 squadre, sarà la stagione del riscatto per il calcio veneto?

Hellas al terzo su e giù fra B e A. Chievo nei guai per le plusvalenze, Venezia ripescato e il Citta ci riprova. Vicenza e Padova ancora in C

Per il calcio professionistico veneto la situazione è un po’ migliorata rispetto a un mese fa, quando si è chiusa una delle peggiori stagioni degli ultimi anni. Alla fine dei campionati il bilancio per le sette società targate con il Leone di san Marco era questo: quattro retrocessioni (Chievo Verona, Venezia, Padova e Virtus Vecomp), una promozione (Hellas), due conferme (Cittadella, Vicenza Virtus). Al via del 1° luglio il Veneto si sarebbe presentato quindi con una sola squadra in A, due in B e quattro in C, contando la promozione dalla D della vicentina Arzichiampo.

A migliorare le cose ci ha pensato la Federcalcio. Anzi il Palermo. Che è fallito e ciò ha permesso prima di tutto il ripescaggio in Serie B del Venezia. È proprio il caso di dirlo: ironia della sorte. Perché il fallimento del club rosanero pare sia conseguenza della mala gestio del presidente e proprietario Maurizio Zamparini che, nel 2002, aveva abbandonato bruscamente proprio un Venezia parimenti in cattive acque e appena retrocesso.

Sempre grazie al Palermo la rappresentanza regionale in Serie C è aumentata nel frattempo di una unità. A Padova, Vicenza e Arzichiampo si è aggiunta infatti la Virtus Vecomp, ripescata al posto dei neroverdi di Joe Tacopina, a loro volta ripescati.

Così, alla fine, il Veneto si presenta al via della nuova stagione una società professionistica in più rispetto all’anno scorso, una sola squadra in meno in Serie B e quattro in C.

L’Hellas è di nuovo in Serie A. Un posto che sicuramente le spetta visto che è la società veneta più titolata: 29 campionati in Serie A (solo il Vicenza ne ha uno in più), ha vinto uno scudetto, tre campionati di Serie B, è stata tre volte finalista in Coppa Italia, ha partecipato alla Champions e, due volte, alla Coppa UEFA. Nella sua storia però c’è anche un fallimento (nel 1992) e una rifondazione.

Tornata in A nel 2013 dopo dodici anni di decadenza, l’Hellas nelle ultime stagioni ha fatto -come si suol dire- l’elastico fra B e A: retrocesso e promosso tre volte di seguito. Qualcuno maligna che questo anomalo su e giù non sia casuale quanto, piuttosto, indirizzato a incamerare il cosiddetto «paracadute», ovvero quella sorta di risarcimento danni che le Leghe si sono inventate per ammortizzare le retrocessioni e che rappresenta un doping antisportivo dei campionati. E poiché l’entità della somma spettante è in funzione della anzianità e dei titoli, l’Hellas percepisce il massimo, roba da 20-25 milioni che, in Serie B, fanno la differenza.

Finora i gialloblu non hanno fatto acquisti importanti, ma il mercato è ancora lungo. Per quanto fatto finora, l’Hellas 2019-2020 non sembra propriamente uno squadrone, il profilo piuttosto è da zona bassa della classifica.

In Serie B è finita, dopo undici campionati consecutivi in A, l’altra squadra veronese, il Chievo. I guai per la società del presidente Luca Campedelli sono cominciati già nella scorsa stagione, in cui è partita penalizzata di (appena) 3 punti per un giro di scambi fittizi di giocatori con il Cesena finalizzato a creare plusvalenze.

La vicenda, esaurita nel lato sportivo, prosegue però in quello giudiziario. Il Tribunale di Forlì infatti ha disposto il sequestro preventivo di beni (eseguito a metà luglio dalla Guardia di Finanza) per 3,7 milioni di euro nei confronti del Chievo e del presidente Campedelli. Fra le ipotesi di reato vi sono bancarotta fraudolenta, falso in bilancio, emissione e utilizzo di fatture false.

Con questo scenario, il futuro clivense è piuttosto precario. Nel migliore dei casi ci sarà di certo un forte ridimensionamento della squadra, nel peggiore ci si può anche aspettare perfino il fallimento.

Il Cittadella, protagonista dell’ultimo campionato cadetto in cui ha sfiorato una storica promozione in A perdendo il ritorno della finale play off proprio contro l’Hellas, sarà in grado di ripetersi? Di certo, com’è sua abitudine, il club della famiglia Gabrielli non farà pazzie sul mercato. La linea è da sempre quella della continuità, in società e in campo. Confermati sia il ds Stefano Marchetti che l’allenatore Roberto Venturato, non è stato possibile tenere il bomber Gabriele Moncini (tornato alla SPAL per fine prestito), sostituito con il centravanti Michael De Marchi della Imolese, squadra rivelazione della C l’anno scorso.

Il Venezia, dopo il brutto campionato 2018-2019 e l’insperato ripescaggio, non può che puntare ad un rilancio, sempre sperando che -prima o poi- si cominci a costruire il nuovo stadio atteso da vent’anni. Il presidente Tacopina ha grandi ambizioni ma, l’anno scorso, non è riuscito a risolvere la crisi tecnica della squadra con una girandola di allenatori. Stavolta ha preso l’allenatore migliore della C, Alessio Dionisi, che ha ottimizzato la sua modesta Imolese. Tacopina per ora invece si è mosso pochissimo sul mercato, in attesa del ripescaggio.

Serie C. Il Padova ha cambiato proprietà. Non si sa chi sia e cosa potrà fare il nuovo socio di maggioranza Joseph Oughourlian. I biancoscudati potrebbero essere fra i protagonisti del prossimo campionato come invece limitarsi alla parte di comprimari. La piazza però vuole un immediato riscatto.

A Vicenza Renzo Rosso ha fatto il botto con il nuovo allenatore Mimmo Di Carlo, un po’ meno fin adesso sul mercato. Ci si aspettava l’arrivo di qualche nome grosso ma il nuovo ds Giuseppe Magalini ha puntato a coprire i ruoli più scoperti con giocatori di categoria. I tifosi si aspettano molto da Di Carlo, che però in campo non ci va.

Arzichiampo e Virtus Vecomp sono, sulla carta, le due cenerentole del girone. Grandi aspettative, obbiettivamente, non ci possono essere per entrambe.