Statua o no, Vicenza renda omaggio a Cevese

Se sarà fuori luogo come quella di Neri Pozza a ponte San Paolo, meglio evitare. Ma è doveroso ricordare uno dei cittadini vicentini più illustri

“La statua di Cevese non trova dimora” intitolava giorni fa un articolo del Giornale di Vicenza, riportando il pensiero dei famigliari dell’illustre storico dell’arte scomparso dieci anni fa, il quale tanto ha dato alla sua città sia come studioso del Palladio e del Palladianesimo con pubblicazioni e mostre – memorabile quella in Basilica Palladiana nel 1973 –, sia come fondatore e animatore di istituzioni culturali quali il Cisa e l’Ente per le Ville Venete, ponendo per primo in Italia il problema della loro tutela e conservazione. Viene inoltre ricordato per la “Guida di Vicenza” scritta con Franco Barbieri e Licisco Magagnato, pubblicata nel 1953 da Neri Pozza, e riscritta con Franco Barbieri, ripubblicata nel 2004 da Angelo Colla con il titolo “Vicenza. Ritratto di una città”.

Vicenza ha goduto in anni memorabili della presenza di tre grandi personalità della storia dell’arte. Esordite insieme con la guida di Vicenza, si sono poi distintamente messe in luce come studiose di architettura, stimate dal mondo accademico e da quello professionale. A noi studenti di Lettere dell’Università di Padova capitava di incontrare a Villa Cordellina di Montecchio Maggiore gli stessi nostri professori dell’Ateneo patavino, Rodolfo Pallucchini e Sergio Bettini – gli ultimi maestri di una grande scuola apprezzata anche all’estero, che oggi non esiste più – , e di ascoltare al Teatro Olimpico di Vicenza le prolusioni di Bruno Zevi e di Giulio Carlo Argan, che diedero una svolta agli studi palladiani con il loro spirito anticonformista.

Ho sentito con le mie orecchie il professore Argan rivolgere pubblici elogi a Franco Barbieri per la lucidità dei suoi scritti sull’architettura palladiana e post-palladiana. Barbieri calava il documento artistico nel clima culturale del tempo ma lo interpretava alla luce della modernità. Fine scrittore e arguto comunicatore, è ricordato per lo spessore concettuale delle sue argomentazioni, unico dei tre ad avere esercitato l’insegnamento universitario al massimo livello.
Licisco Magagnato, uomo di relazioni oltre che di studio, fu l’artefice della rinascita artistica di Verona, abile a dialogare con le istituzioni, conoscitore del presente oltre che del passato. Noto è il sodalizio con Carlo Scarpa per il recupero e il riallestimento di Castelvecchio nella città scaligera.

Renato Cevese si è speso come nessun altro per la valorizzazione della sua città e la salvaguardia dei beni culturali. Coraggiose le sue battaglie civili in difesa dell’ambiente oltre che dei monumenti. Uomo di grande passione e generosità, si esponeva in prima persona, rimettendoci del suo. Gli fu vietato negli ultimi anni di esprimere le sue sacrosante denunce sul giornale cittadino, cui aveva collaborato con tanti articoli nel corso della sua vita. Il dispiacere lo accompagnò fino alla morte. Ora si perora la collocazione di una sua statua in un luogo deputato della città. Realizzata dallo scultore Severino Morlin – chi è costui qualcuno penserà? –, essa ha incontrato comprensibili riserve da parte dei Comuni di Vicenza e di Caldogno e dello stesso Cisa, ai quali ci si è rivolti.

Infatti non si è ancora spenta la polemica sul busto di Neri Pozza eseguito da Nereo Quagliato, maldestramente collocato sul ciglio di Ponte San Paolo: un bel ritratto, ma fuori luogo, ad altezza di nano. Il Cisa, in particolare, penso, abbia le sue buone ragioni, giudicando l’opera non spregevole in sé, ma tutt’altro che rappresentativa della personalità di Cevese. Il professore, mio primo insegnante di storia dell’arte al liceo Pagafetta, esortava noi studenti «a non essere vittime del preconcetto della verosimiglianza che è in arte è pedissequa imitazione». L’affermazione mi è rimasta impressa.

La verosimiglianza, cui alludeva Cevese, è quella che ha le caratteristiche per essere vera, ma invece è falsa, perché inerte, senz’anima. Stento anch’io, lo confesso, a riconoscere Renato Cevese nell’immagine di questa scultura. I famigliari pare la pensino diversamente. Spetta a loro, in ogni caso, decidersi sul da farsi. Si sono fatti vivi, intanto, il sindaco di Villaverla Ruggero Gonzo e il sindaco di Cartigliano Germano Racchella, disposti ad accogliere la statua a villa Ghellini o a Villa Morosini Cappello. Resta aperto il problema per le istituzioni vicentine, le quali dovranno pur prendere un’iniziativa per ricordare in modo onorevole uno dei suoi cittadini più illustri e benemeriti.

(In foto la sede del Cisa fondato da Cevese che lo ha anche diretto dal 1958 al 1991, ph Vvox)