Nuova Pediatria a Padova: Giordani, ideologico sarà lei

Il sindaco attacca le associazioni che difendono le mura storiche. Nega il dialogo. E non soddisfa i reali bisogni dei bimbi malati

Dopo la lettera, firmata da una decina di associazioni, per richiedere alla Soprintendenza di tutelare il bastione Cornaro e quindi rivedere il proprio giudizio sull’edificio di nuova Pediatria, il vicesindaco di Padova Arturo Lorenzoni e poi lo stesso sindaco Sergio Giordani si sono sentiti chiamati in causa. Hanno non proprio educatamente reagito, accusando le associazioni di essere insensibili alla necessità dei bambini padovani. Questa contrapposizione, già usata in passato da altri in difesa di scelte considerate obbligate, è del tutto pretestuosa e fuorviante.

Infatti, già durante la conferenza stampa le associazioni avevano espresso non solo la necessità di tutelare il patrimonio storico delle mura padovane, ma la preoccupazione che un edificio polifunzionale di quel tipo (alto come 10 piani di un condominio, collocato in un contesto fortemente urbanizzato e completamente privo di spazi verdi) non rispecchiasse affatto le esigenze dei piccoli pazienti, che proprio di spazi ampi e verdi hanno bisogno. Nell’enfatizzare l’urgenza di tale intervento e omettendo le reali tempistiche, il sindaco non riesce a cogliere tali osservazioni come un’opportunità di miglioramento per la città, ma ne vuole vedere solo un sabotaggio.

Forse il sindaco non tiene presente che non esiste ancora un progetto definitivo e non si è svolta la necessaria conferenza dei servizi, che la demolizione di pneumologia (sito in cui erigere nuova Pediatria) è ritardata per la presenza di amianto e che il cantiere produrrà notevoli disagi all’accessibilità dei pazienti delle cliniche limitrofe (lì c’è anche ostetricia, ginecologia, ecc.). Ma, soprattutto, nello sfidare tali associazioni «a parlarne con le mamme e i papà dei piccoli pazienti dell’ospedale» (Corriere del Veneto, edizione Padova 19.07.2019), dovrebbe temere che qualcuno sveli a costoro che i tempi previsti per la realizzazione di nuova Pediatria sono ancora molto lunghi (circa 7 anni) e che nel 2016 era stata scartata la proposta dello stesso direttore dell’azienda ospedaliera Luciano Flor di realizzare un innovativo Polo Mamma-Bambino al Sant’Antonio, comprensivo di pediatria, ginecologia ed ostetricia, con tempi certi e contenuti (circa 3 anni), senza cantieri e con costi di molto inferiori. Questa sì sarebbe stata una scelta concreta, e a favore del reale bisogno dei bambini e delle madri di oggi, non solo quelli di domani.

Il sindaco Giordani accusa le associazioni firmatarie: «c’è chi ragiona soltanto in maniera ideologica. Io però preferisco badare alla concretezza, anzi all’urgente necessità che Pediatria abbia una sede più dignitosa di quella attuale e che i bambini che sono lì ricoverati possano godere di tutte le comodità che meritano». In realtà è proprio il sindaco che vanta concretezza a utilizzare un lessico ideologico, per nascondere l’inadeguatezza a saper programmare e governare processi complessi che hanno come interlocutori la Regione, l’Azienda Ospedaliera e l’Università. E non è neanche la prima volta.

Al posto di costruire “mura”, a questa amministrazione converrebbe tutelare quelle esistenti, siano esse quelle cinquecentesche o l’ospedale Sant’Antonio che si vuole dismettere con la creazione del Polo a Padova Est; ed iniziare in tempi rapidi un dialogo per trovare una soluzione efficace a un problema che non può essere lasciato ai tempi biblici di un nuovo edificio, così “necessario” da non aver ancora un progetto esecutivo.

(Ph. Imagoeconomica)