La Marchetto, dipingere l’amore per la scienza

La mostra d’arte contemporanea alla sagra dell’Assunta a Sarego. Un allestimento ben calibrato

L’estate è la stagione delle feste popolari, le sagre, con il corollario di concerti e balli nelle piazze, giostre, bancarelle ricche d’ogni sorta d’oggetti e infine i notturni fuochi d’artificio. In sintonia con le varie celebrazioni legate al calendario liturgico, si rivivono antiche usanze, allegramente tra sacro e profano. La nostra provincia non fa eccezione, ovviamente. Vale però una pur breve nota di merito la Sagra dell’Assunta di Sarego, piccolo comune a ridosso del più conosciuto Lonigo. Anche quest’anno, e per la trentacinquesima volta, la sagra si accompagna ad un’autentica mostra d’arte contemporanea, aperta dal 3 al 15 agosto presso le Scuole elementari con il patrocinio della Pro Loco, storica associazione al cinquantesimo compleanno.

L’idea di un’esposizione che non fosse la scontata occasione per gli imbrattatele domenicali di esporre gli esiti dei propri giochi di pennello si deve all’allora presidente della Pro Loco Vittorino Martelletto, divenuto poi sindaco di Sarego, il quale volle una mostra che arricchisse veramente l’offerta di svago con una proposta culturale, perché l’evento festaiolo diventasse una festa completa, di gioco e di pensiero. Nel corso degli anni le amministrazioni comunali hanno mutato colore e programmi, ma la Mostra Dell’Assunta ha mantenuto la serietà d’intenti che l’ha caratterizzata sin dall’inizio.

Per la cura di Giuliano Menato, da anni collaboratore di Sarego, hanno qui esposto in tutta semplicità nomi significativi della pittura italiana del secondo novecento, da Eugenio Carmi a Valentino Vago a Carmelo Zotti. L’interesse si è in seguito spostato verso artisti locali, per un confronto con quanto di valido la cultura vicentina ha prodotto e ancora produce nel dominio dell’arte, sia essa pittura, scultura o grafica. Per la trentacinquesima edizione la scelta è caduta su Adriana Marchetto, pittrice da qualche tempo un po’ appartata nel nostro panorama artistico; ora questa mostra offre parecchi spunti per una rinnovata lettura dell’opera di un’autrice di lunga esperienza e multiforme ricerca. Allieva nell’adolescenza di Mina Anselmi, dopo il diploma conseguito alla milanese Accademia di Brera la Marchetto ha affiancato agli studi giovanili la partecipazione ad alcuni corsi di grafica, settore questo che le è particolarmente congeniale. Nella maturità si è allontanata dai vincoli figurativi degli esordi, giungendo a modalità espressive di totale astrazione, decantate sino ad apparire talora rarefatte.

Frutto di una visione critica della realtà, la sua pittura ha nel segno la struttura portante: Adriana Marchetto ripensa il mondo senza indulgenze sentimentali per coglierne l’ossatura, le linee essenziali da cui scaturiscono le forme visibili e percettibili, da restituire sulla tela secondo canoni rigorosi. Nel suo fare convivono l’intuizione e l’impegno conoscitivo, la spinta indagatoria e la libertà d’artista. Così, l’evoluzione delle differenti tracce segniche che s’intersecano, si allineano o divergono, genera piani in continuo imprevedibile movimento, ad animare ritmicamente lo spazio, mentre le stesse variazioni cromatiche, sempre molto pacate, appaiono funzionali rispetto ad una visione geometrica dell’insieme.

L’originalità di questa pittura sta soprattutto nel suo essere testimonianza ad un tempo dell’amore della pittrice per la scienza e della sua volontà di farne un’arte pienamente godibile e tuttavia capace di suscitare dubbi e suggerire interrogativi. Ne fornisce prova il ben calibrato allestimento.