Incubo Bibbiano, genitori preoccupati: «Ci sono casi anche in Veneto?»

Il sistema affidi costa al Veneto circa 7 milioni di euro: potrebbero essere spesi meglio? E intanto 23 minori mancano all’appello. Manifestazione a Treviso

Mentre gli inquirenti stanno lavorando per far emergere la verità giudiziaria sull’inchiesta “Angeli e Demoni” – 29 indagati, 11 misure cautelari per presunti abusi su minori, frodi, falso ideologico – l’eco delle vicende di Bibbiano da mesi sta rimbombando tra social e piazze, dalle conversazioni a tavola alle interrogazioni ad ogni livello politico.

Viviana e gli altri

Tra le molte manifestazioni da Nord a Sud sul tema degli affidi, una si terrà questa sera venerdì 26 luglio alle 19.30 nel centro di Treviso. I promotori sono un gruppo di genitori, sia della Marca che da altre città della regione, che, ci tengono a sottolineare, sono «lontani da partiti e organizzazioni politiche». Viviana è un’impegnata sulla cinquantina, con figli già grandi, che da settimane sta lavorando all’organizzazione della fiaccolata:«E’ una vicenda che mi ha colpito nel profondo: com’è possibile che cose simili accadano, accadano a danno di bambini?».
Quello che lei e gli altri genitori di “Bambini strappati” vogliono sapere è quale sia la situazione in Veneto, se possano esserci casi di puro orrore come quelli emersi dall’inchiesta della procura di Reggio Emilia: «Io non ne ho conoscenza diretta ma alcune delle persone che ci hanno contattato in vista della fiaccolata hanno detto che qualche genitore potrebbe uscire allo scoperto e raccontare pubblicamente la propria vicenda, simile a quelle di Bibbiano».

«E se capitasse a me?»

Augurandosi che in Veneto il sistema degli affidi non nasconda pieghe aberranti, non si può che constatare che l’inchiesta “Angeli e Demoni” ha avuto almeno il merito di accendere i riflettori su un tema che non gode della sufficiente attenzione dei media e dei cittadini, come se, sintetizza Viviana, «fosse un problema lontanissimo, che non potrebbe mai riguardare noi e i nostri cari». Invece, guardando i volti dei genitori dei bimbi “strappati” per molti è stato come ritrovarsi davanti ad uno specchio. E da lì il passo verso una dimensione di inquietudine – cosa abbiamo di più caro dei nostri figli? – è inesorabile.

Un po’ di numeri

Vediamoli, quindi, i numeri. Il Veneto lo scorso anno ha messo a bilancio circa 7 milioni di euro per sostenere l’affido famigliare: 4.855.592 per i contributi alle famiglie affidatarie (circa 500 euro mensili a minore) e due milioni di euro ai Comuni per la gestione delle comunità (2.600 euro a minore). Dai dati risultano oltre 2000 i bambini affidati, di questi oltre 658 risultano collocati in comunità. Numeri non impressionanti, forse, ma se proviamo ad immaginarli, questi centinaia di giovanissimi volti, molte decine sotto i due anni, diventano un’enormità.
«È lecito domandarsi come funziona qui il sistema degli affidi? – dice Viviana – Questi bambini siano stati tutti oggetto di maltrattamenti in famiglia?». La risposta è no. Da quanto emerge dai dati forniti dalla Regione, relativi al 2017, 846 affidi sono avvenuti per via giudiziale, cioè decisi dal tribunale, ma ben 594 sono consensuali: «Vuol dire che quasi nella metà dei casi sono le stesse famiglie che chiedono al Servizio Sociale di affidare i loro figli a terzi perché, supponiamo, non ce la fanno più a gestirli da soli – spiega l’associazione vicentina Movimentiamoci, che si occupa da tempo di questi problemi  – Sappiamo ancora per esperienza che queste famiglie di solito chiedono di essere aiutate perché sono povere e gli enti locali, prima di allontanare questi bambini, dovrebbero fare di tutto per aiutare anche economicamente le famiglie perché non è possibile per legge privare un minore dell’affetto dei suoi genitori naturali per questioni di indigenza».

Scomparsi

E non è tutto. Spulciando nei dati, si trova che dei 662 minori (di cui 392 stranieri) che hanno abbandonato le comunità residenziali, meno di un terzo è rientrato nella famiglia di origine, uno su sei ha avuto una “destinazione ignota” e 23 non compaiono nel conteggio. Chi sono e dove sono questi 23 ragazzini o, nella peggiore delle ipotesi, bambini? Nelle tabelle regionali non c’è la risposta.
(Ph Il silenzio assordante di Chernobyl)