D’Annunzio, goloso e raffinato

Regista di ogni menù, guidava la sua devotissima governante Albina, e amava mangiare e preparare qualsiasi tipo di piatto

Dopo l’avventura di Fiume, d’Annunzio acquistò a Gardone Riviera la Villa Thode, che diventerà il grandioso e scenografico complesso del Vittoriale “emblema eloquente della sua vita e della sua figura”.  Tra le passioni, quella della buona cucina, aspetto forse meno noto del Vate d’Italia.  D’Annunzio era  goloso e diveniva esigentissimo quando era in atto la preparazione di pranzi che dava in varie occasioni, ufficiali o intime.  Regista di ogni menù, guidava la sua devotissima governante Albina, ribattezzata “suor intingolo” o “santa cuciniera”.  D’Annunzio amava mangiare e preparare ogni tipo di cibo, aveva il culto della bistecca alla brace, della cacciagione, di ogni tipo di pesce, mentre tra le minestre prediligeva i risotti e i cannelloni.

Non amava bere vino; era invece un bevitore di acque, particolarmente minerali, e se mancavano sul desco, cambiava subito d’umore. Tuttavia durante il suo “esilio” francese apprezzò il vino di Bordeaux e gustò anche lo Champagne preferendo il Mumm Cordon Rouge.

D’Annunzio divorava la frutta, cruda e cotta, durante e fuori pasto; gli piacevano fette di arancia spellate a macedonia, spruzzate di liquore. Ghiottissimo di gelato, soprattutto sorbetto al limone.

La tavola dannunziana era paragonabile a quelle imperiali. Bicchieri di vetro soffiato, porcellane, piatti di Limoges, segnaposti tappezzati di gemme e ogni sorta di preziose stramberie. Negli ultimi anni d’Annunzio diveniva sempre più esigente di alimenti dolci e sfiziosi, facendosi portare nello studio, a mezzanotte, biscotti inglesi, latte e mele cotte.

Noti sono i “taccuini dannunziani”, sui quali il poeta annotava pensieri e riflessioni, dopo ricchi e deliziosi pranzi, quasi a ricordarci il detto “Lo stomaco è il suolo in cui germoglia il pensiero”.  Uno scrittore greco ricordando una serata con la Duse e l’aristocrazia ellenica, scrisse del sommo vate: “Stava davanti al suo piatto come un sacerdote davanti all’altare”.

Chiudiamo ora gli occhi per sentire la musica di questi versi sublimi che ci fanno sentire profumi, umori e liriche del bosco;  La scena si svolge in una pineta lungo il mare dove il Poeta e la compagna, Ermione (Eleonora Duse), stanno passeggiando. Sorpresi da un acquazzone estivo subiscono una sorta di metamorfosi che li porta a perdere la loro umanità per trasformarsi in elementi vegetali ; è il sentimento mistico dannunziano di unione con la natura.

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