Di troppo business la musica muore. Ma c’é chi resiste

Per esempio il progetto “Musica Intus”, che ha portato Bromberg a Vicenza

L’Italia, Paese del belcanto, patria della musica moderna (Monteverdi) – tra i numerosi ritardi che continua a tirarsi dietro – si segnala curiosamente, ma tristemente, negli ultimi decenni, per il problema della cultura musicale e del basso livello generale dell’offerta di ogni genere (dal sinfonico all’operistico, dal pop al rock), e per il drammatico declino delle competenze musicali tra i giovani musicisti (conservatori e non).

A conferma di questo, non sarebbe necessario ricorrere a patenti e clamorosi casi televisivi (X-Factor, Sanremo); oppure alla crisi delle Fondazioni Lirico-Sinfoniche; nemmeno allo smantellamento di quasi tutte le orchestre sinfoniche (in pratica resta solo Santa Cecilia); e neanche è indispensabile frequentare alcuni degli spettacoli offerti dal vivo, anche qui in Veneto, dove nel tentativo (spesso vano) di fare cassetta si ricorre ormai solo a vecchi artisti, sul viale del tramonto da decenni, oppure a nuovi interpreti che, pompati da un marketing tanto ossessivo quanto vuoto, hanno un repertorio, raramente originale se visto in una prospettiva internazionale.

E in effetti, senza molto sforzo, lasciando stare musica e musicisti, per comprendere la serietà e la drammaticità del problema dell’offerta musicale in Italia, basterebbe osservare la rozzezza culturale, le consuetudini di quanti (manager, promoter, produttori, organizzatori, assessori alla cultura) in Italia governano il business della musica. Il marcio è nel manico. Fortunatamente, con alcune rare lodevoli, eccezioni sulle quali ora vogliamo mettere l’accento, perché andrebbero sostenute e rafforzate se vogliamo avere un futuro (anche economico) in campo musicale.

È il caso, come si dice, nel suo piccolo, di una Associazione musicale, emanazione della passione e del sostegno materiale di un notaio vicentino, Mario Misomalo,Musica Intus“, che opera da diversi anni e che giovedì scorso ha reso possibile quello che senza dubbio sarà il miglior concerto di musica rock dell’estate, certamente in Veneto, verosimilmente in Italia. In una sola serata sono saliti sul palco per circa tre ore di grande musica, David Bromberg, (i foto) musicista newyorkese completo ed eclettico, che da Dylan in giù ha suonato con tutti i più grandi artisti della scena rock mondiale, accompagnato da uno scintillante gruppo (fiati compresi) e da un tastierista incredibile, quale è l’estroso e polivalente Brian Mitchell.

A seguire poi, nel palco all’aperto del Giardino del Teatro Astra di Vicenza, si sono esibiti il cantautore inglese James Maddock e la sua band e il chitarrista vicentino Roberto Dalla Vecchia, virtuoso nostrano di flatpicking. Insomma, un grande appuntamento di musica americana colta, di quelli che di solito dobbiamo vedere e sentire fuori dall’Italia, dove l’alta qualità non ha bisogno delle folle oceaniche per deliziare le orecchie degli intenditori.

In realtà, bisogna dire che lo straordinario concerto di giovedì, ufficialmente, era organizzato e sostenuto anche da altri soggetti, ma saremmo bugiardi se non ammettessimo che “Musica Intus” è il vero primum movens di una serie di eventi che da anni, nel silenzio della grande stampa, contribuiscono all’elevazione della cultura musicale italiana. Proprio grazie a questa associazione, ai vicentini è stato possibile vedere all’opera musicisti del calibro dei “Cowboys Junkies“, “The Blasters”, Eric Andersen, Zachary Richard, Garland Jeffreys, James McMurtry, Mary Gauthier e molti altri, esponenti di quella tradizione d’autore contemporanea, che rende il rock un prodotto culturale di alto livello.

Qui da noi, a parte la speciosa e fittizia divisione tra generi musicali (laddove invece l’unica ripartizione reale, come in ogni altro settore, sarebbe solo quella tra la buona musica e la cattiva musica: perché tutta la musica è grande, non quando risponde solo a esigenze commerciali, ma quando esprime e comunica in maniera originale e autentica sentimenti universali, unendo le persone), accade che, mentre, appunto, da un lato si tenderebbe a considerare solo Mozart, Bach, Sciarrino e pochi altri come gli alfieri dell’autentica cultura musicale, sul mercato nazionale per finalità di cassetta di breve periodo vengono quasi esclusivamente imposti prodotti e autori, che passano solo grazie alla scarsa o assente conoscenza della «buona musica» da parte del pubblico italiano.

A maggior ragione quindi va ricordata ed è importante l’attività di soggetti come “Musica Intus”, non solo perché regala agli amanti del genere grandi serate come quella in cui David Bromberg e la sua band sono stati grandi protagonisti, ma soprattutto perché in questi tempi grami per la cultura, certi rari ma preziosi eventi forniscono la materia per resistere e frenare la deriva che ci vorrebbe tutti in un limbo di cattiva musica e disdicevoli personaggi.

(Ph. Sergio Noto)