Cerciello Rega, giusto cordoglio. Ma per gli altri carabinieri morti no?

Il caso di Roma ha dato la stura a commenti e polemiche strumentali e fuori luogo. Naturalmente, a cominciare da Salvini

Perché tanto clamore sul carabiniere assassinato a Roma (in foto)? Nel 2018 sono morti dodici carabinieri in servizio ma le notizie sono rimaste sottotraccia. Si fosse trattato di terrorismo o di un deliberato attacco alle forze dell’ordine (come accaduto in aprile nel Foggiano, ma chi se lo ricorda?) e alle istituzioni da parte di gruppi politici, il clamore e la partecipazione in massa delle cariche istituzionali avrebbe avuto senso. Ma si è trattato dell’omicidio perpetrato da due balordi (così almeno pare), un rischio a cui un militare sa di essere esposto.

Il caso, che avrebbe potuto essere circoscritto al dolore privato della famiglia e dei colleghi, l’hanno sollevato politici irresponsabili i quali, senza conoscere i fatti, si sono lasciati andare immediatamente a commenti razzisti, strumentali e disinformati. È stato fomentato odio e diffusa una sensazione di insicurezza assolutamente sproporzionate rispetto alla gravità pubblica del caso (il cordoglio privato è naturalmente immenso). I media hanno fatto da cassa di risonanza e la morte del vicebrigadiere è stata strumentalizzata per farne un affare di Stato.

A questo punto, l’unica cosa seria da fare è approfittarne almeno per riflettere, così che il sacrificio del militare serva a migliorare la nostra società e non a peggiorarla. Il processo – e non solo le indagini – stabilirà quanto e come tutto sia accaduto. E allora sorge un’altra domanda: com’è potuto succedere che due militari addestrati espongano le loro vite a rischi evitabili per un reato di bassissimo profilo? Anziché limitarsi a esaltare un presunto eroismo dei carabinieri – che non c’è stato perché nell’occasione non ce n’era affatto bisogno – sarebbe utile una riflessione sull’organizzazione del loro lavoro e sulla formazione da parte di esperti, non certo di commentatori ignoranti come chi scrive, che pure è stato carabiniere.

Giustamente i rappresentanti dell’Arma hanno dichiarato (con grande competenza, responsabilità e senso del dovere propri dei veri militari) che è sempre meglio lasciare scappare un delinquente piuttosto che mettere in pericolo la vita dello stesso e quella di altre persone. Non è permesso nemmeno sparare in aria a scopo intimidatorio e le forze dell’ordine di tutto il mondo conoscono bene le ragioni per cui è giusto che sia così. Questa non sembra l’opinione del ministro degli Interni e altri politici che invece non hanno perso l’occasione per incitare alla violenza sia le stesse forze dell’ordine sia i privati cittadini trasmettendo una pericolosa ed emotiva sensazione di insicurezza.

Altri carabinieri e poliziotti inevitabilmente moriranno nel compiere il loro dovere in futuro. È un lavoro rischioso, ma proprio per questo non si possono tollerare leggerezze e l’addestramento è sempre migliorabile. Funerali solenni possono essere un doveroso tributo al sacrificio, ma non servono a ridurre i rischi per le forze dell’ordine e per i cittadini. Per questo ci vuole professionalità militare e responsabilità da parte dei politici. Se si invoca la violenza come soluzione, a beneficiarne saranno prima di tutto i violenti: chi opera quotidianamente sul territorio conosce bene questo problema.

Quanto al ragazzo arrestato e bendato, il Comandante dell’Arma, ancora una volta, ha espresso parole di grande equilibrio istituzionale e fedeltà alle leggi dello Stato che costituiscono il primo punto di onore per un Carabiniere. Le sue parole sono state quanto mai opportune (e in assoluta contrapposizione a quelle del Ministro degli Interni) nel sottolineare l’esigenza della tutela e del rispetto dell’arrestato. Non dimentichiamo che l’Arma è stata travolta recentemente dallo scandalo dei tentati insabbiamenti. È d’uopo recuperare da un’immagine negativa che non merita. I cittadini devono sapere che lo Stato non è un delinquente e non si comporta come tale nemmeno con i delinquenti.

(Ph. Facebook – Mario Cerciello Rega)