Verona, un filobus di ignoranza verde

Non serve essere ambientalisti per criticare il taglio degli alberi: basterebbe un po’ di buonsenso. E di interesse per il bene pubblico

A volte anche i politici, senza dover ricorrere per questo all’astrologia, farebbero bene a lasciarsi guidare dai segni dei tempi e a non sfidare troppo la sorte, perché quando un’opera, un progetto, un’idea nascono male, quando il Fato è palesemente contrario, il lasciar perdere non è astuto machiavello, ma ha da essere una decisione scontata, se non altro per evitare di sommare disgrazia a disgrazia, errore a errore. Purtroppo, spesso non è così, perché, come tutti sanno, non è la razionalità, o l’utilità generale a determinare le scelte della politica locale e nazionale, ma la speranza di consensi futuri, oltre che la rigidità di accordi presenti, fondati non solo su principi morali.

Accanimento

E nella bella Verona da ormai una ventina di anni va in scena uno dei casi più impressionanti del genere, una storia di accanimento costruttivo, l’epopea di un progetto, nato tranvai, sviluppatosi come filobus e ora finalmente in dirittura d’arrivo come puro distruttore di strade già malconce e di alberi sempre più scarsi, già a disagio in mezzo ai picchi scaligeri di polveri sottili. Parliamo, ovviamente, del filobus che Verona, grazie a un finanziamento nazionale, chiacchiera di voler realizzare dall’inizio del secolo e che proprio in questi assolati giorni ferragostani si concretizza, con poca arte e invisibile parte, in null’altro che una falcidia raccapricciante, oltre che inopportuna, di centinaia di antichi alberi.

Guerra urbana

Pensare che, al momento, l’unico esito di un progetto che da tempo avrebbe dovuto portare a un miglioramento della vita dei veronesi si realizzi solo nello scempio del poco verde cittadino superstite, di per sé dovrebbe far riflettere chiunque, anche politici abitualmente poco adusi alle procedure del deduttivismo razionale. Eppure è così. Le motoseghe sono all’opera e proprio nei giorni in cui tutti sognano l’ombra e la frescura, il Comune non ha timore di apparire sui social e sui mezzi di informazione con immagini che ne attestino una speciale attitudine desertificatrice, nel trasformare viali alberati in spiazzi assolati simili a campi di guerra urbana.

Quali vantaggi?

Non c’è bisogno di essere ambientalisti per stupirsi e condannare la decisione del Comune di Verona di autorizzare il taglio delle piante. Al solito basterebbe un po’ di buon senso e fare quattro conti. Quali vantaggi porterà alla città un progetto del genere, un filobus così ingombrante, così scarsamente innovativo, così poco influente nel miglioramento del traffico cittadino, palesemente fatto «tanto per fare», solo perché da tempo Pantalone ha stanziato i soldi pubblici per quest’opera? Quali danni permanenti ne verranno ai veronesi dai disagi, dalle mutilazioni che la priorità al filobus impone?

Tanto paga Pantalone

Da tempo in città le voci più sensate e più preparate professionalmente in tema di trasporti pubblici hanno ricordato che in effetti piuttosto di realizzare un’opera del genere, quasi ininfluente per il traffico cittadino, sarebbe meglio non fare nulla. Per parte nostra aggiungiamo che quando parliamo di provincialismo, di mentalità che blocca la crescita civile ed economica delle nostre comunità, di spreco di denaro pubblico, ci riferiamo proprio a casi del genere, in cui la valutazione costi-benefici è totalmente assente e si procede anche a costosissimi atti distruttivi, solo perché ci sono le carte bollate che ne autorizzano lo scempio. Diciamola meglio, in un paese civile, le carte bollate da sole non dovrebbero autorizzare nessuna porcata e non basta dire che abbiamo i soldi (che poi è denaro pubblico) per fare qualsiasi cosa, soprattutto quando la lista degli interventi necessari è infinita e dimenticata.

Un problema più ampio

Insomma, l’ambiente non c’entra nulla, poco e solo in ultima istanza, e come sempre è la punta dell’iceberg di un’ignoranza, di un’ignavia, di un’indifferenza, che arrivano da altrove, molto più gravi e profonde dell’amore per il verde. Ma questo è più difficile da dire, è arduo da spiegare, è quasi impossibile da recepire. Così nel frattempo, non crediamo solo a Verona, la noncuranza per l’ambiente, lo spregio per la natura, resta e continua a suonare come la Endlosung di una società che non vuole prendere atto delle disastrose conseguenze dell’aver consegnato il nostro futuro a una classe dirigente irresponsabile, impreparata, spesso in malafede, certamente del tutto inadeguata ai doveri di perseguimento dell’interesse generale.

(Ph. Partito Democratico Verona)