«Impianti sci Nevegal, deluso da operatori. Ma stagione partirà»

Il sindaco di Belluno spiega il suo progetto ma avverte: «Serve una visione imprenditoriale diversa»

Perdura un clima di incertezza sulle sorti degli impianti sciistici del Colle del Nevegal a Belluno. La questione, al centro della manifestazione dello scorso giugno “Salviamo il Nevegal”, è stata riaperta recentemente da operatori e associazioni che hanno lanciato l’allarme su una possibile chiusura della scuola e sulla stagione a rischio. «La Regione del Veneto sta sviluppando una proposta sicuramente ambiziosa – spiega a Vvox il sindaco di Belluno Jacopo Massaro (in foto) – ma pare che ci vogliano circa 2 anni. Quindi come Comune ci siamo mossi per un piano B per evitare la chiusura degli impianti e fare in modo che la stagione parta».

«Il Comune di Belluno ad oggi è l’unico soggetto che ha fatto una proposta mettendo sul piatto 500 mila euro, tramite una società mista pubblico-privato dove il privato però metta dei capitali e abbia la guida della società perché gli impianti di salita sono un’attività imprenditoriale e non un servizio pubblico – prosegue Massaro -. Viceversa avremo la parte pubblica nel controllo degli impianti. Alcuni imprenditori hanno già risposto e stiamo dialogando e le prospettive sono interessanti».

«La notizia negativa – spiega il primo cittadino bellunese – è quella che viene dagli operatori del Nevegal, che abbiamo incontrato lunedì insieme ai gestori degli impianti e che ci avevano detto che erano disponibili a mettere dai 70 ai 100 mila euro e che invece dopo 48 ore hanno cambiato idea ritirandosi. Trovo singolare che gli imprenditori non credano nel Nevegal lasciando ad altri il timone, anche perché – aggiunge Massaro – essi traggono vantaggio economico dall’apertura degli impianti, ma poi non investono capitali per la loro sopravvivenza. Si tratta di una visione imprenditoriale forse poco adeguata rispetto alle necessità di oggi. Il Comune comunque andrà avanti, il Nevegal è un patrimonio di Belluno e dei cittadini. Noi lo terremo in piedi – conclude Massaro – ma servono imprenditori che ci credano».

(Ph. Imagoeconomica)