Pioggia di soldi per le lingue locali, la Lega esulta. Ma i venetisti no

Il governo ha stanziato un maxi fondo per progetti inerenti la tutela delle lingue locali: 2 milioni e 825 mila euro. Lo ha annunciato su Facebook la ministra degli Affari Regionali Erika Stefani (Lega). «Vogliamo salvaguardare le lingue minoritarie per conservare la nostra identità e la nostra cultura» ha spiegato. Il cospicuo stanziamento arriva nell’anniversario dei 20 anni della legge  482. La legge, spiega la Stefani «Riconosce dodici comunità linguistiche storiche parlanti idiomi ascritti a varie famiglie linguistiche presenti entro i confini della Repubblica italiana e diversi dall’italiano. Questi dodici gruppi linguistici (albanesi, catalani, croati, francesi, francoprovenzali, friulani, germanici, greci, ladini, occitani, sardi, sloveni) sono rappresentati da circa parlanti distribuiti in 1.171 Comuni di 14 regioni».

«Le risorse disponibili per l’attuazione di quanto previsto dalla legge 482 sono ripartite allo Stato (84mila euro) e soprattutto alle Autonomie locali che hanno partecipato al bando, con oltre 2,7 milioni di euro per i Comuni, la Regione Friuli Venezia Giulia (mezzo milione di euro) e la Regione Sardegna (700mila euro) – ha aggiunto la Stefani -. 53 le domande presentate di cui 48 da parte degli Enti locali di tutto il Paese, per un totale di 103 progetti».

La notizia però solleva il malcontento di chi vorrebbe il riconoscimento della lingua veneta. Lo storico e “venetista” Ettore Beggiato, per esempio, afferma sempre via social che la legge 482 «discrimina vergognosamente la lingua veneta». A tal proposito quest’anno è stato istituito un comitato che chiede appunto di aggiungere il veneto alle 12 già riconosciute. «Dal 1 aprile al 20 settembre in tutti i Comuni del Veneto è possibile firmare per il riconoscimento della lingua veneta da parte dello Stato Italiano – spiega il comitato -. Per ottenere questo, servono 50.000 firme e quindi sono stati depositati moduli per la raccolta firme negli uffici anagrafe-elettorale di tutti i Comuni del Veneto». (t.d.b.)