Ponte Morandi, 1000 persone seguite da psicologi in un anno

Roma, 13 ago. (AdnKronos Salute) – Ad un anno dal crollo del Ponte Morandi, per i genovesi “la ferita è ancora aperta, alcune situazione si stanno riassorbendo ma sono ancora molte le persone seguite che vivono la ‘sindrome del sopravvissuto’. Possiamo stimare che in un anno sono stati assistite 1000 persone tra adulti e bambini”. Lo afferma all’Adnkronos Salute Lisa Cacia, presidente dell’Ordine degli psicologi della Liguria e psicologa dell’Asl 3 genovese. “Dalle prime ore dopo la tragedia ci siamo mossi come Ordine e come Asl – ricorda Cacia – sono circa 2400 gli psicologi iscritti nel nostro Ordine e da moltissimi sono arrivate richieste per aiutare e dare una mano. Ma per un evento del genere serve anche una preparazione adeguata, alcuni colleghi hanno assistito i familiari delle vittime nel riconoscimento dei corpi, che purtroppo spesso non erano interi”.
I giorni successivi al 14 agosto 2018 sono stati “di grande lavoro e impegno per gli ambulatori del servizio pubblico, dall’ospedale San Martino al Galliera i colleghi si sono subiti attivati e hanno dato il supporto necessario. Finita l’emergenza – aggiunge Cacia – l’assistenza si è spostata sugli effetti post tragedia: le paure, le ansie, sindrome depressive da stress. Problematiche che hanno avuto un impatto psicologico forte sulla popolazione. Ad essere più colpiti sono stati gli abitanti del quartiere sotto il Morandi che sono stati evacuati dalle loro case senza poter portate via nulla. Sono stati definiti ‘sfollati’ – chiosa – e hanno ancora bisogno di essere aiutati. Per questo con il Comune di Genova stiamo pensando ad un spazio nel quartiere per tutta la comunità dove potersi riunire e confrontarsi. Sentire l’altro vicino è un grande aiuto per chi ha perso tutto in pochi minuti”.
“Ogni 14 del mese per i genovesi è un anniversario della tragedia, tutti percorrevamo il ponte anche più volte al giorno – osserva la presidente dell’Ordine degli psicologi – per un po’ di tempo sono andati avanti alcuni ambulatori dedicati all’assistenza psicologica creati apposta dall’azienda sanitaria con percorsi preferenziali per i bambini. Attualmente alcune situazioni si stanno riassorbendo ma, come psicologi, abbiamo sempre un occhio vigile su chi è più fragile”.
Sul possibile aumento del consumo di psicofarmaci o di pensieri suicidi tra chi è seguito dagli psicologi, la presidente frena: “Nessun aumento di rilievo, possono esseri episodi singoli ma non fenomeni statisticamente rilevabili”. Sulle cose ancora da fare invece Lisa Cacia sostiene che “c’è stata una buona risposta da parte delle istituzioni, ma come uomini dobbiamo assolutamente ricordarci un’unica cosa: quando accadono eventi del genere ci si salva uniti e non isolandosi”.

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