Parco più bello d’Italia, tra i 10 finalisti 2 sono veneti

Uno è un labirinto simbolo dello smarrimento interiore, l’altro è un giardino abbellito da aiuole, statue mitologiche e cipressi

Sono stati annunciati i 10 finalisti del concorso il parco più bello d’Italia edizione 2019, iniziativa ideata dall’architetto Leandro Mastria. L’anno scorso il primo posto era andato a Villa Revedin Bolasco a Castelfranco Veneto (Treviso). Tra i 10 finalisti ne troviamo ben 2 veneti, vediamoli insieme.

Per la categoria parchi e giardini pubblici troviamo il labirinto Borges a Venezia, costruito dalla Fondazione Cini su progetto dell’architetto inglese Randoll Coate, in omaggio allo scrittore di Buenos Aires e in occasione dei 25 anni dalla sua morte. Il labirinto è ispirato al racconto “Il giardino dei sentieri che si biforcano” e si trova ad Isola San Giorgio. E’ composto da 3.200 alberi di bosso che creano un intricato labirinto con un’unica via di uscita. La strada, ammettendo di non perdersi, è una passeggiata di circa un chilometro. Lungo il percorso ci sono una serie di oggetti che rappresentano i simboli cari a Borges: un bastone, gli specchi, la clessidra, la sabbia, la tigre ed un enorme punto interrogativo. Nonostante la complessità della struttura perdersi realmente è pressoché impossibile. Il labirinto è il simbolo di uno smarrimento interiore: la sensazione di essersi persi e di essere perduti, tipica del XX secolo e cara allo scrittore, dipende da una percezione mutata dove la realtà appare indecifrabile e le strade si moltiplicano.

Per la categoria parchi e giardini privati troviamo Giardino Giusti di Verona un luogo unico e imperdibile, sintesi perfetta di arte, storia e natura, celebrato da molti illustri personaggi quali Cosimo III, Charles de Brosses, Mozart, Goethe, Addison, Evelvyn, Ruskin, l’Imperatore Giuseppe II, il Re Carlo Felice di Sardegna e lo Zar Alessandro di Russia. Il giardino, tuttora in restauro, è mantenuto all’antica, con la semplicità dei giardini del tempo passato che privilegiavano l’architettura, la mitologia e i legami con il mondo classico, con pochi fiori, pochi cespugli e alberi esotici. Oggi vi si nota ancora la presenza di tutti gli elementi di moda nei giardini del Cinquecento: vasi con agrumi, statue mitologiche, fontane, cedraia, grotte, mascheroni, reperti romani e padiglioni per sostare e ammirare il panorama. E’ in nove quadrati all’italiana, diviso in stanze simmetriche, dominate da aiuole di bosso e statue mitologiche di Diana, Venere, Atlante, Apollo, Adone. L’asse principale è il viale di cipressi che porta alla grotta e al mascherone lasciando alla sua destra il labirinto e alla sua sinistra il parterre all’italiana, il giardino di agrumi e la cosiddetta “vaseria”. Questa sezione del giardino, squadrata e rigorosa, richiama l’intervento architettonico dell’uomo, l’ordine e la simmetria. La sezione boscosa del giardino è invece concepita per stupire il visitatore che percorre all’ombra i viottoli in salita. La rupe, la grotta, il gioco delle ombre e delle luci e le prospettive sono create artificialmente per generare ammirazione, stupore e meraviglia. Una scala segreta in una torretta scavata nella roccia conduce della parte alta del giardino. Dal belvedere ricavato sopra la testa del mascherone si può godere uno dei più famosi panorami della città di Verona.