Governo M5S-Pd? Io dico sì. Ecco perché

Dal ribaltone anti-centrodestra al ribaltone anti-Di Maio, Salvini ha creato le condizioni per una soluzione inattesa. E probabilmente la migliore

Questa crisi di governo non era affatto inattesa. Pur con diverse opinioni e obiettivi, molti la stavano preparando da mesi. Ci sarà un ribaltone? Forse. Comunque, identico a quello che ha consentito la formazione del governo Conte. La Lega abbandonò gli alleati con i quali s’era presentata agli elettori per seguire i 5stelle. Questo è il parlamentarismo ribadito dagli italiani nel referendum costituzionale del 2016 rinforzato da una pessima legge elettorale proporzionale contro la quale votò solo il M5S.

Attenti osservatori della società, già anni fa, auspicavano una legittimazione reciproca di M5S e Pd. Il Pd rappresenta quella Italia che era progressista mezzo secolo fa e che ha conseguito buona parte dei suoi obiettivi. Di conseguenza raccoglie un maturo elettorato conservatore. A questo si aggiungono i resti di un’organizzazione partitica tradizionale e il radicamento nei poteri costituiti. Il M5S ha posizioni radicali, progressiste e di rinnovamento, per quanto talora confuse. Lo si potrebbe definire un movimento “radicale di centro”. La sua identità è mobile e non inquadrabile nelle vecchie categorie. È forse populista, ma non demagogico né estremista. Il suo elettorato risulta mediamente più colto, più giovane e ambientalista; è anche idealisticamente velleitario, protestatario e statalista, e non mancano altre contraddizioni. Tuttavia, molto diverso da quello che rigetta ogni cultura e invoca violenza ed egoismo.

È stato paragonato alla Dc che, nella stessa legislatura, faceva alleanze con i liberali e/o con i socialisti, governi pentapartiti e grandi intese con il Pci. Il paragone è solo in parte calzante poiché la “forma partito” è completamente mutata così come sono cambiate radicalmente le tecnologie e i metodi dell’aggregazione politica. Gli studiosi della politica, legati a vecchi schemi, non sono ancora arrivati a riconoscere la struttura di pensiero che lo guida. Uno sforzo per comprenderla bisognerebbe pur farlo e non liquidare il M5S con battute da bar. Inoltre, la sua caratteristica più innovativa sta proprio nel proporsi come movimento di cambiamento radicale, ma di porsi al centro dei tradizionali schieramenti politici. Infine, il M5S non ha l’organizzazione del partito, ma si rivolge all’elettorato direttamente per mezzo dell’infotainment (che oggi fa più audience del calcio) e della rete. Significa che i cittadini non partecipano e sono guidati da elites? O che partecipano troppo (populismo)? Né l’uno né l’altro, ma un misto dei due che risponde alle attuali condizioni politiche, dell’informazione e delle tecnologie di comunicazione. In questo contesto il M5S solleva quesiti e cerca soluzioni su cui riflettere.

Sono possibili riforme radicali? Sì! Molte questioni (ambiente, giustizia, criminalità, ordine pubblico) sono trasversali alle vecchie destre e sinistre e le differenze non si rilevano più all’interno di vecchi paradigmi, ma di nuove emozioni e linguaggi. Il M5stelle non è sovversivo delle istituzioni, non invoca “pieni poteri” e investiture plebiscitarie. Chiede una riforma delle istituzioni per favorire un più diretto contatto con i cittadini per mezzo di leggi elettorali decenti, maggiore autonomia agli enti locali (anche se non lo sa), utilizzo di forme di democrazia diretta e di partecipazione civica ecc. Sono temi ancora confusi, su cui il M5stelle propone cambiamenti radicali che saranno moderati, controllati e riempiti di contenuti da un alleato conservatore (il Pd) con il quale allearsi ora e, in prospettiva, impostare un confronto dialettico per una virtuosa alternanza al governo.

(ph: Imagoeconomica)