Sequestro Spv, incognita sicurezza: «materiali non a norma ma utilizzabili»

Depositate le motivazioni che hanno portato il tribunale del Riesame a dissequestrare il cantiere della galleria di Malo della Pedemontana

“Il sequestro preventivo era teso a impedire che la SPV utilizzi ancora il materiale non consentito, laddove esso sia obbligatorio (…). Alla luce di questa considerazione, appare sufficiente bloccare l’utilizzo dei materiali per i quali esiste il fumus del reato”, mentre è “sproporzionato e non funzionale” bloccare i lavori dell’intera opera. “Se si intendeva commettere la frode con quei tubi e quei pozzetti, è necessario e sufficiente porre i sigilli alle aree dove quel materiale si trova, impedendo il suo uso nel cantiere”.

Così il giudice Miazzi, presidente del collegio del tribunale del Riesame che esattamente un mese fa ha accettato la richiesta del dissequestro della cosiddetta galleria di Malo della Pedemontana, avanzata da Luigi Cordaro, 61 anni, di Messina, direttore di cantiere, Fabrizio Saretta, 51, di Granarolo dell’Emilia, responsabile lotto 1, Giovanni Salvatore D’Agostino, 56, di Avellino, direttore tecnico della concessionaria Spv spa, e Adriano Turso, 61, di Messina, direttore lavori Spv, accusati dal pm Cristina Carunchio di “frode ai danni della pubblica amministrazione“. Ora è possibile leggere le motivazioni del provvedimento, che ha permesso la ripartenza dei lavori.

Sulla base delle indagini della guardia di finanza, il gip, il 2 luglio, aveva emesso un decreto di sequestro preventivo: dalla documentazione e dalle intercettazioni emergeva che molti materiali utilizzati in quel tratto di cantiere non corrispondevano ai termini della concessione, cioè non avevano il marchio CE. Nelle 28 pagine dell’ordinanza di accoglimento, il tribunale riconosce che la direzione dei lavori non effettuava i necessari controlli sulla qualità dei materiali ed era a conoscenza che alcuni non erano certificati. Conferma che la condotta fraudolenta è stata fermata proprio grazie all’azione della magistratura. Non solo: non accetta come motivazione per il dissequestro la presentazione della certificazione di collaudi in corso d’opera perché “i commissari si sono basati sulle informazioni fornite dal direttore dei lavori“, che è imputato. Per quanto riguarda i materiali, invece, sulla base di consulenze, emerge che quelli in acciaio (barre, bulloni, centine ed altro) non devono avere marchio CE, perché la scelta su quali utilizzare dipende dal tipo di roccia; vanno valutati, invece, i pozzetti posati, a seconda che siano interni o esterni alla galleria. Anche i tubi in pvc non sono adeguati al progetto e vengono posti sotto sequestro; quelli già utilizzati vanno considerati come provvisori. Anche il cemento, essendo provvisorio, non deve rispondere ai requisiti CE.

Per quanto riguarda invece le condizioni di sicurezza nel cantiere, il tribunale del riesame precisa che il tema esula dall’ordinanza e che, con i risvolti ambientali, è oggetto di altri procedimenti penali.