22 agosto 1849: la caduta della Repubblica di San Marco

Era stata fondata il 17 marzo 1848 dopo che la resistenza, guidata da Manin, liberò Venezia dagli austriaci. «Noi siamo liberi: viva la Repubblica! Viva la libertà! Viva San Marco!»

Il 22 agosto 1849 cadeva, dopo una strenua resistenza, la Repubblica di San Marco. Lo Stato fu costituito a Venezia il 22 marzo del 1848 a seguito dell’insurrezione della città che aveva avuto inizio 5 giorni prima contro il governo austriaco. L’ideatore della rivolta e figura chiave della Repubblica fu l’avvocato veneziano Daniele Manin. La mattina del 17 marzo, fomentata dalle notizie che giungevano da Vienna su un’insurrezione popolare nella capitale asburgica che aveva costretto il Cancelliere di Stato Metternich a dimettersi, una grande folla si raccolse in Piazza San Marco chiedendo la liberazione di Daniele Manin, Niccolò Tommaseo, e di altri patrioti arrestati a gennaio in seguito all’inasprimento della repressione austriaca contro i sospetti sovversivi. Il governatore della città, il conte ungherese Aloisio Palffy, preoccupato dalle notizie che giungevano da Vienna e impressionato dalla intensità della manifestazione, ordinò l’immediato rilascio dei detenuti.

Manin, ancora in parte ignaro dei fatti e delle ragioni per cui era stato liberato, in un discorso improvvisato affermò: «Cittadini! Ignoro per effetto di quali venti io sia stato tratto dal silenzio del mio carcere e portato in piazza San Marco. Ma vedo nei vostri volti, nella vivacità dei vostri atteggiamenti, che i sensi d’amor patrio e di spirito nazionale hanno fatto qui, durante la mia prigionia, grandi progressi, ne godo altamente e in nome della patria ve ne ringrazio. Ma deh! non vogliate dimenticare che non vi può essere libertà vera e durevole, dove non c’è ordine, e che dell’ordine voi dovete farvi gelosi custodi, se volete mostrarvi degni di libertà. Ci sono momenti e casi solenni nei quali l’insurrezione non è solo un diritto, ma è anche un dovere».

La mattina del 22 marzo gli operai dell’Arsenale uccisero a sprangate il conte Giovanni Marinovich, odiato comandante dell’Arsenale. Manin comprese che era giunto il momento di agire e, tempestivamente, a capo di un gruppo di amici e di molti membri della guardia civica, occupò senza sforzo l’Arsenale. Lo stesso pomeriggio il governatore militare di Venezia, il conte Ferdinànd Zichy, firmò la capitolazione degli austriaci e abbandonò la città. Manin tenne un discorso in piazza San Marco in cui affermava: «[…] Noi siamo liberi e possiamo doppiamente gloriarci di esserlo, poiché lo siamo senza aver versato goccia né del nostro sangue, né di quello dei nostri fratelli; io dico i nostri fratelli, perché tutti gli uomini per me lo sono. Ma non basta aver abbattuto l’antico governo; bisogna altresì sostituirne uno nuovo, e il più adatto ci sembra quello della repubblica che rammenti le glorie passate, migliorato dalle libertà presenti. Con ciò non intendiamo separarci dai nostri fratelli italiani, anzi, al contrario, noi formeremo uno dei centri che serviranno alla fusione graduale, successiva, della nostra cara Italia in un solo tutto. Viva la Repubblica! Viva la libertà! Viva San Marco!».

Il 1849 fu l’anno dell’assedio austriaco a Venezia che si concluse il 22 agosto 1849 quando venne firmata la resa vista l’impossibilità di resistere ad oltranza. Il 27 gli austriaci entravano a Venezia, mentre Manin ed altri patrioti prendevano la via dell’esilio.

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