«Marelli Motori licenzia, multinazionali usano Veneto come supermarket»

Guarda (CpV), Ruzzante (LeU) e Bartelle (IIC): «Acquisiscono sito produttivo, usufruendo del suo brand, del suo know how e dell’italian sound, per poi tagliare il comparto lasciando a piedi lavoratori italiani»

«I mesi estivi sembrano essere i preferiti per annunciare licenziamenti». E’ il pensiero degli ultimi anni, che constatano i consiglieri regionali del coordinamento Veneto2020, Guarda (CpV), Ruzzante (LeU) e Bartelle (IIC). «Non è tollerabile che chi rileva aziende italiane, come Marelli Motori, presentino conti salatissimi per capitale umano senza presentare nemmeno uno straccio di piano aziendale. Parliamo in questo caso di addirittura 40 licenziamenti, che sono stati fatti senza alcun atto di indirizzo imprenditoriale a supporto delle proprie scelte e a garanzia delle reali intenzioni della nuova gestione».

I consiglieri ribadiscono che anche «La Regione torni dalle ferie e apra un tavolo con l’azienda: è necessario intervenire per chiarire le vere intenzione dell’azienda e supportare il tavolo di trattative. L’acquisizione di un’azienda ed i licenziamenti, fatti senza presentare alcun un piano aziendale, costringono a porsi una domanda: la holding inglese, nuova proprietaria della Marelli, ha davvero nelle proprie intenzioni il rilancio del sito produttivo di Arzignano?  Sarebbe opportuno inoltre verificare se realmente vi sono cali produttivi legati al mercato e non un progressivo e volontario abbandono di alcuni rami di mercato dell’azienda, come quello marino e dell’oil&gas, scusa utile per ridimensionare il costo del lavoro in Italia, a vantaggio degli investimenti malesi».

Infine i consiglieri concludono: «Purtroppo in Veneto stiamo soffrendo troppo spesso il vizio di molte multinazionali che scelgono di acquisire un sito produttivo italiano, usufruendo del suo brand, del suo know how e dell’italian sound, per poi progressivamente tagliare il comparto italiano lasciando a piedi lavoratori specializzati: usano il Veneto come un “supermarket”! Le nostre famiglie stanno pagando molto ed i tempi sono maturi per intervenire escludendo queste aziende da contributi e vantaggi burocratici pubblici, nel caso non garantiscano continuità ed investimenti nel territorio e nei suoi lavoratori. Se il valore aggiunto della storia produttiva veneta ed italiana sono tali da spingere ad acquisizioni di questo tipo, si investa anche nella nostra comunità e non a discapito di essa!».