“Negro m…” sull’auto, lui: «Razzismo non è emergenza, rogo Amazzonia sì»

Protagonista dell’episodio il medico di colore Andi Nganso, volto della campagna Benetton: «Siamo di fronte a un problema culturale persistente»

Torna all’auto dopo aver cenato con un amico e la trova imbrattata con la scritta “Neg*ro mer*a“. E’ successo l’altra sera, a Roma, al medico di colore Andi Nganso, volto della campagna Benetton e protagonista di molte iniziative umanitarie, oltre che noto alle cronache per aver raccontato pubblicamente che un paziente gli ha detto di non voler farsi toccare da un medico di colore.

«Uno pensa che sia possibile crearsi una corazza di fronte averti fatti, invece no. Ieri ho perso il controllo. Stavo li, in piedi davanti alla mia macchina, imbambolato, un senso di totale disfatta nel leggerle quelle parole. È quasi sconcertante come un gesto così facile e veloce come scrivere un insulto razziale possa far vacillare l’intero lavoro di una persona. Come prendere l’ultimo anno, accartocciarlo e gettarlo nella strada» racconta Nganso in un lungo post.

«Subumani razzisti»

«Ora mi rivolgo a voi, subumani razzisti: Sono stufo dei vostri sguardi, delle signore che si stringono alla borsetta alla fermata dell’autobus, di tutti quelli che sembrano non riuscire a decifrarti se non gli spieghi esattamente di dove sei e come sei venuto in Italia anche se non vi conoscete – e prosegue –  Non tollero ormai neanche i complimenti su “quanto parlo bene italiano”. Ma tra tutto, la cosa che mi ha stancato sopra ogni cosa è la codardia. Sono stufo del tuo razzismo».

Poi si rivolge alle persone antirazziste: «Ci viene facile continuare a pensare che il razzismo in Italia sia degenerato negli ultimi mesi con il precedente governo. È una falsità. Non siamo di fronte a un’emergenza. Siamo, invece di fronte a un persistente problema culturale del rifiuto del diverso che non possiamo più liquidare con delle semplici frasi ad effetto.
Non è più sufficiente denunciare il razzismo e basta. Per combattere il razzismo è necessario rimettere in discussione un sistema secolare che autoalimenta l’illusione della superiorità di alcuni con strumenti culturali, artistici, linguistici ed economici».

L’appello va anche ai media, affinché ascoltino i tanti protagonisti sul campo: il Festival GOes DiverCity che abbiamo lanciato un’ anno fa con L’ Aned- Associazione Nazionale Ex Deportati Sesto San Giovanni Monza, QuestaèRoma, Arising Africans, CoNNGI, Afroconnessioni, AFRO Fashion Week Milano, Lavocedelmigrante, Casa de Cabo Verde – Milano, Vadoinafrica.com, Nappytalia,Camerounais De Rome-Italie Camrol, Vision Channel Africa – Italia, Italiani senza cittadinanza, Lamacchinasognante.com-contenitore di scritture dal mondo”, Michael Yohanes e tanti altri.

Lo Ius soli

«La politica di destra e di sinistra ha deciso di trattare la questione della cittadinanza all’interno delle leggi sulla sicurezza, aprendo di fatto un’equazione falsa e essa stessa razzista che costringe il corpo, degli stranieri in generale e quello dei neri in particolare, ad una segregazione legislativa e culturale. Perché in piena crisi di governo il PD non aggiunge come punto essenziale della trattativa un’accordo per votare lo IUS SOLI? Se è vero che le lotte sono plurali, dovremo renderle intersezionali dove siamo tutti alleati – scrive il medico che annuncia che non rinuncerà al suo obiettivo e conclude Ora, pensiamo all’Amazzonia. È la vera emergenza».