“Maestri del Novecento”: un viaggio nella pittura contemporanea

Pur nei suoi limiti, la mostra di Vicenza alla galleria Artu’-Artisti Uniti è un chiaro compendio della temperie culturale del secolo scorso

Insieme agli appuntamenti culturali di fine estate si riapre puntualmente a Vicenza anche la stagione espositiva. Ad inaugurarla è sabato 7 settembre la galleria “Artu’- Artisti Uniti” , con “Maestri del 900“: la mostra, illustrata da Mario Bagnara, vuole essere «un viaggio nella pittura del 900», come suggerito dagli stessi organizzatori. Titolo ed intenzioni possono apparire piuttosto ambiziosi per un’esposizione necessariamente circoscritta ad un limitato numero di artisti presenti grazie a prestiti di collezionisti disposti a collaborare, cosa notoriamente problematica.

In realtà si tratta di un’iniziativa apprezzabile, che pur con prevedibili limiti e qualche discontinuità offre l’occasione per riflettere una volta ancora sulla storia e quindi sull’arte e la cultura del Novecento, specialmente del nostro Paese, dopo i silenzi dovuti alla dittatura e lo sfacelo del secondo conflitto mondiale. Alcune autorevoli presenze straniere ricordano poi che in tutta Europa il “secolo breve” non è certamente stato tale nel dominio dell’arte, tanto copiosa risulta essere la messe di personalità e movimenti che vi hanno trovato spazio.

Non è perciò un errore che il percorso espositivo prenda avvio da un nome, Auguste Rodin, la cui biografia appartiene marginalmente al XX secolo e che tuttavia viene considerato tra i precursori della modernità. Pregio della mostra è l’aver prestato attenzione, in completa libertà, ad artisti spesso assai diversi, compresi alcuni a tutt’oggi attivi, che nel Novecento si sono formati e ne danno testimonianza. Così, sebbene poco abbiano da spartire tra loro molti dei maestri, – una ventina, da Celiberti a Fontana, da Treccani a Santomaso -, ai quali essa è dedicata e raramente un unico filo logico e consequenziale leghi i loro lavori, le opere esposte in questo variegato zibaldone d’arte visiva documentano con sufficiente chiarezza non soltanto i differenti linguaggi, le intuizioni e le problematiche che hanno caratterizzato gli autori, ma anche la comune appartenenza ad un’unica temperie, densa di spinte liberatorie, d’impegno personale e idee spesso contrastive, dove sono andate germinando le premesse di un modo “altro” di concepire, vivere e comprendere l’arte.

Una speciale nota va infine al gruppo di quanti in vari tempi e modi hanno fatto parte della cultura artistica fiorita attorno all’Accademia delle Belle Arti di Venezia. E’ un dovere e una gioia evidenziarne l’importanza per numerosi artisti vicentini, sia per vecchi legami amichevoli, sia per esserne stati spesso gli alunni, da Bruno Saetti cui si deve la formazione dell’indimenticabile Nerina Noro, a Virgilio Guidi, Emilio Vedova o Riccardo Licata. E come non citare Carmelo Zotti, straordinario figurativo capace di dar vita e forma alle più affascinanti inquietudini oniriche che la nostra pittura contemporanea abbia mai saputo evocare? Non a caso, quanto piuttosto a conferma della sua inconfondibile cifra espressiva, un suo dipinto è stato scelto dagli organizzatori a simbolo della mostra stessa.