Benvenuti nel fascismo liberale dei social

L’espulsione di massa dei neofascisti di CasaPound e Forza Nuova è un problema non solo per loro, ma per tutti: lo strapotere del privato globale sulla libertà di espressione

Il regolamento di Facebook e Instagram, i social egemoni della vita parallela virtuale, vieta l’accesso a «qualsiasi associazione di almeno tre persone organizzata con un nome, un segno o um simbolo che porta avanti un’ideologia, dichiarazioni o azioni fisiche contro individui in base a caratteristiche come la razza, il credo religioso, la nazionalità, l’etnia, il genere, il sesso, l’orientamento sessuale, malattie gravi o disabilità». L’odio organizzato, insomma, starebbe alla base dell’espulsione indiscriminata di leader, dirigenti e attivisti di Casapound e Forza Nuova, due movimenti che si rifanno dichiaratamente al fascismo, i cui profili ieri sono stati chiusi, bannati d’imperio.

A chi scrive non interessa il destino online degli individui in questione (benchè fra loro, per quel che conta il nostro giudizio, ci siano persone e colleghi di vaglia, come Adriano Scianca, responsabile culturale di CP e autore di libri di assoluto valore). A farci sentire un puzzo mefitico di censura é il fatto che un’impresa privata si arroghi il diritto di menomare la possibilità che un soggetto possa esprimersi, scavalcando la sfera dello Stato e sostituendosi ai giudici. Se Casapound e Forza Nuova sono associazioni incompatibili con la democrazia liberale tanto decantata e osannata, dovrebbe essere un tribunale regolare a dimostrarne la incostituzionalità eversiva e stabilire il loro scioglimento. In Italia abbiamo un plesso giuridico che non avrebbe dovuto consentire nemmeno l’esistenza di realtà neofasciste, composto da XII Disposizione transitoria e finale della Carta, legge Scelga sull’apologia di fascismo e legge Mancino sull’istigazione all’odio discriminatorio.

Eppure, dal Movimento Sociale Italiano alle creature di Iannone e Fiore, passando per Fiamma Tricolore, Progetto Nazionale, Fronte Nazionale e altri innumerevoli gruppi e gruppuscoli neri, solo in alcuni casi (Avanguardia Nazionale, Ordine Nuovo, Fascismo e Libertà) la scure della legge si è abbattuta facendo valere l’accusa di ricostituzione del partito fascista. Come mai non per gli altri? Semplice: perchè come giurisprudenza insegna, per essere colpevoli di tale reato bisogna aver riportato in vita non solo le idee, ma le forme del fascismo storico, ovvero aver ricreato una forza politica che costitutivamente si organizza attraverso la violenza squadristica.

Qui, a quale reato abbiamo assistito? A nessuno. I due social ha giudicato di punto in bianco che le due formazioni hanno violato le condizioni del contratto di diritto privato che il cliente-utente stipula al momento di iscriversi alle piattaforme. Ma Fb e Instagram non sono aziende qualsiasi: sono i due mezzi principali di espressione delle propria vita e delle proprie opinioni sulla infosfera del web. I problemi quindi sono due, e di portata enorme: il primo é la tirannia di un Leviatano privato globale che monopolizza uno dei più importanti spazi di discussione pubblica, contando sulla volontaria e in buona misura inevitabile servitù delle masse (se non sei sui social, non esisti, o esisti “meno” degli altri); il secondo, diretta conseguenza del primo, é l’usurpazione del diritto-dovere delle autorità pubbliche di limitare la libertà di parola e pensiero, diritto primario in democrazia (ma non per i liberal della Silicon Valley, che da buoni liberali non tollerano chi liberale non è: occhio, compagni, non si sa mai che dopo i camerati possa toccare un giorno anche a voi).

La decisione di ieri, che magari sarà pure legale ma di certo é intrinsecamente liberticida, è gravissima per il principio che calpesta: poter manifestare le proprie idee, anche fossero le più odiose, senza incorrere in reati. Nel codice ce ne sono già vari, per tutelarsi: ingiuria, diffamazione, calunnia e le pur ambigue norme succitate, la Scelba e la Mancino. Non bastano? Dovremmo essere noi cittadini a stabilirlo, non il signor Zuckerberg. Si consolino, i neofascisti: potranno prendersi una pausa dalla schiavitù digitale che ci incatena tutti – o quasi: invidia suprema per chi può permettersi la disconnessione, facendo un liberatorio dito medio ai dittatori della Rete.

(ph: http://neilyoungnews.thrasherswheat.org)