Crotone, tre operai morti sul lavoro: a processo anche un vicentino

Il Gup del Tribunale di Crotone ha fissato l’udienza preliminare dopo la richiesta di rinvio a giudizio del Pm per i quattro imputati per la morte di tre operai in un incidente sul lavoro avvenuto il 5 aprile 2018.  Inizierà il 13 novembre 2019, presso il palazzo di giustizia di via Vittorio Veneto, il processo per il disastro sul lavoro consumatosi il 5 aprile 2018 a Crotone e costato la vita a tre operai travolti dal crollo di un muro del cantiere mentre erano impegnati nei lavori di ampliamento del lungomare di viale Magna Grecia: sono deceduti sul colpo Giuseppe Greco, 51 anni, di Isola di Capo Rizzuto, e l’appena 35enne di origini rumene Dragos Petru Chiriac, di Crotone, i cui familiari sono assistiti anche da Studio 3A-Valore S.p.A., mentre Mario De Meco, 56 anni, pure lui di Isola di Capo Rizzuto, è spirato 35 giorni dopo in seguito alle gravissime lesioni riportate. L’ennesima tragedia sul lavoro che, anche per le sue dimensioni, ha scosso l’Italia intera.

Il 7 giugno 2019 il Pubblico Ministero della Procura crotonese titolare del fascicolo per il reato di omicidio colposo in concorso, il dottor Andrea Corvino, a chiusura delle indagini preliminari, ha chiesto il rinvio a giudizio per quattro persone: tre figure apicali della Crotonscavi Costruzioni generali S.p.a., l’impresa incaricata dal Comune di eseguire i lavori incriminati, e il progettista. Si tratta del geometra Gennaro Cosentino, 57 anni di Crotone, rappresentante legale dell’impresa, appaltatore delle opere, redattore del Pos (Piano Operativo di Sicurezza), datore di lavoro di fatto e di diritto e direttore tecnico di Crotonscavi; il geometra Massimo Villirillo, 56 anni, di Crotone, dirigente e procuratore della società, a cui erano conferiti specifici poteri in materia di vigilanza e organizzazione del lavoro; il geometra Giuseppe Spina, 44 anni, pure lui di Crotone, capocantiere preposto della ditta, e un architetto di origini vicentine residente a Como, 57 anni, fondatore e legale rappresentante di uno studio con sede a Mestre e a Como, firmatario del Psc (Piano di Sicurezza e Coordinamento), progettista dell’opera nonché direttore dei lavori e coordinatore della sicurezza in fase di progettazione (Csp) e in esecuzione (Cse).

Agli imputati il Sostituto Procuratore contesta a vario titolo, ciascuno per le proprie funzioni, gravissime violazioni in ordine alla “inosservanza di leggi, regolamenti, ordini e discipline” alla base dell’incidente. L’evento si verificava perché, nell’ambito dell’esecuzione delle opere pubbliche di “Riqualificazione Urbana Litorale Sud – 2. Stralcio – tratto Cimitero-Irto”, “nel corso delle lavorazioni di un nuovo muro di contenimento a valle del preesistente (a circa 2,5 metri), veniva trascurata la situazione di fatto costituita dalla presenza di un basamento in cemento la cui rimozione, e successiva asportazione del terreno sottostante (per circa 70 centimetri di profondità), senza previa valutazione e senza cautele, comprometteva l’equilibrio statico del muro poi collassato, privo di fondazioni, da cui conseguiva una concreta situazione tale che un’occasionale, minima causa perturbativa, quale la vibrazione indotta da un mezzo di cantiere ovvero la presenza di una zona maggiormente scavata al piede, già scalzata per la rimozione del basamento, ne provocava il rovinoso ribaltamento” scrive il magistrato nella sua richiesta di rinvio a giudizio.

Dinale, ad esempio, è accusato di “non aver verificato se il basamento avesse funzioni strutturali di fondazione per il muro, se avesse interferenza con il muro adiacente, se fosse funzionale alla stabilità globale dell’opera e di aver omesso di inserire ogni riferimento a tali aspetti nel progetto esecutivo e di valutare alcuna di queste lavorazioni nel Psc”; Cosentino e Villirillo, tra le altre cose, “di aver creato una situazione di pericolo facendo eseguire lavorazioni di scavo non espressamente previste, sottovalutando il rischio della stabilità delle opere e ignorando il problema dell’interferenza basamento-muro e, conseguentemente, omettendo di provvedere al puntellamento di quest’ultimo onde evitarne il ribaltamento”; Spina, che pure aveva constatato in cantiere la presenza del basamento, “non indicato in progetto, di aver comunque eseguito, nei giorni immediatamente precedenti al crollo, in assenza di prescrizioni di progetti e di esecuzione, la rimozione del basamento in cemento e il consequenziale scavo del terreno adiacente contribuendo così a generare la situazione di pericolo”.