Ha ospitato in tv un “fascista”: censurato il giornalista Versace

Il popolare conduttore di Canale Italia sanzionato dall’Ordine: «era solo un personaggio pittoresco, ho dato sempre voce a tutti»

Notizie riguardanti censure sono, ahinoi, di strettissima attualità. Ma questa notizia risale addirittura alla fine dell’anno scorso, e stupisce infatti il silenzio generale della stampa nazionale fino ad ora, con qualche eccezione (come Libero, Radio Radicale, e Marcello Veneziani): il giornalista e scrittore Gianluca Versace è stato censurato dall’Ordine dei Giornalisti per non aver condannato in diretta le parole di un pittoresco ospite della sua popolare trasmissione su Canale Italia, “Notizie oggi”.

Ricapitoliamo i fatti. Versace è un giornalista iscritto all’Albo dei professionisti del Friuli Venezia Giulia. Nel corso della puntata del 28 novembre 2017 in onda dalle 6 del mattino ha ospitato, assieme alla co-conduttrice e collega Giuliana Lucca, un parterre composto da un sindaco, un imprenditore-scrittore, un sindacalista e il signor Ferdinando Polegato. Personaggio al di sopra delle righe, Polegato vestiva i panni folkloristici di “Benito Mussolini”, con tanto di camicia nera, fez e fascio in evidenza. Una sorta di caratterista, per cui è stato oggetto di attenzione giornalistica e invitato varie volte anche a “La Zanzara” su Radio24. E come tale trattato, a detta dello stesso Versace, «con l’ironia che si usa con una qualsiasi “macchietta”, perché fa notizia». A guardarlo, con quel tono di voce, l’accento romagnolo, le affermazioni qualunquiste contro la politica, farebbe effettivamente pensare a Polegato come un teatrante, che fa sorridere e recita un copione. Insomma, più «un comico» che altro.

Accade tuttavia che un telespettatore di Montecarlo di Lucca, vicino all’Anpi Garfagnana, scriva un esposto contro Versace all’Ordine dei Giornalisti del Veneto e che, per competenza territoriale, venga trattato dall’Ordine dei Giornalisti del Friuli. In data 11 dicembre 2018 si riunisce così il Consiglio di disciplina dell’Ordine dei Giornalisti del Friuli (presieduto da Cristiano Degano, già consigliere regionale della Margherita-Pd) che condanna Versace alla “censura”, prevista dall’art. 53 della legge del 1963 per la violazione dei doveri professionali. Avendo un giornalista l’obbligo di fare, scrive l’Ordine nella delibera di sanzione, da «mediatore» fra il fatto e la sua corretta «comprensione», Versace «non ha preso chiaramente le distanze dall’affermazione» di Polegato, quando quest’ultimo dichiarò testualmente: «Ma certamente, questa classe politica ci ha rovinato… corrotta. Siamo governati da mafiosi, massoni, marionette… i politici che abbiamo adesso sono tutti delinquenti, a cominciare dal Capo dello Stato». Nella sua memoria difensiva, Versace ha sostenuto che tali parole non andassero prese come dette seriamente, tanto che nessuno ha agito contro Polegato che queste frasi, oggettivamente offensive contro il Presidente della Repubblica, le ha dette anche in altre occasioni. E infatti non se ne riscontra menzione nel provvedimento disciplinare dell’Ordine friuliano.

Sul caso, nel frattempo, ha presentato una dettagliata interrogazione parlamentare Vittorio Sgarbi, chiedendo «come sia possibile che, stante la ripetuta e plurima presenza del Polegato in plurime trasmissioni e rubriche sia televisive che radiofoniche, nelle quali Polegato ha fatto e continua a fare le medesime affermazioni fatte a Canale Italia da Versace, la condanna disciplinare si sia abbattuta solo su quest’ultimo. Inevitabile l’impressione di “due pesi e due misure”, a seconda dell’orientamento politico dell’emittente stessa. Come sia possibile che l’Odg si accanisca contro un proprio iscritto, la cui autonomia ed indipendenza dovrebbe al contrario tutelare, su affermazioni di un soggetto terzo, su cui peraltro la magistratura ordinaria non ha ritenuto di agire, ritenendole destituite di credibilità e fondamento. E dunque non ipotizzando il reato di “vilipendio al Capo dello Stato”».

Il censurato Versace si difende chiamando in causa la libertà editoriale e di espressione: «Ho sempre creduto e pensato, e messo in pratica nelle mie lunghe dirette nazionali su Canale Italia, che il mio servizio fosse e sia tutt’ora dare la parola all’altro: dal più vicino e gradito fino al più distante, sgradito e magari pure “impresentabile”. Mi sbagliavo anche su questo? Per ciò sono stato “marchiato” a vita, censurato dell’Ordine dei giornalisti. Notate il bizzarro cortocircuito: l’Ordine professionale democratico e quindi antifascista per definizione, per stigmatizzare (rieducare?) un proprio iscritto – ma non inquadrato – colpevole di aver fatto parlare, perfino sproloquiare, un “fascista”, mi sanziona con un provvedimento dal sapore non certo democratico».

(ph: Instagram Gianluca Versace)